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Economia

Lavoro e produttività: come tenere sveglio il cervello

Più risultati, meno fatica. Ecco le strategie degli esperti da copiare subito

Una foto di archivio del 2009, gli uffici dello stabilimento Bertone, a Torino, vuoti dopo la chiusura (© PhotoNews/ Lapresse)

Con quasi undici milioni di americani che lavorano da casa (hanno anche un nome: si chiamano solopreneurs ed erano 1,3 milioni nel 2001), il tema della produttività è più attuale che mai. Ma rendere di più significa in realtà lavorare meglio. Una questione su cui in questi giorni è tornato anche Time che ha invitato Geil Browning, istrionica ideatrice del metodo di valutazione personale e organizzativa Emergenetics , a indicare agli imprenditori contemporanei, solitari o meno, efficaci strategie per trarre il massimo dalle ore lavorate.

Il primo suggerimento è anche un mito da sfatare e riguarda la quantità di tempo dedicato al lavoro. Non è vero, infatti, che a più ore lavorate corrisponda una maggiore produttività. Anzi. Se ne era accorta per prima la Ford, che all’inizio del Novecento, aveva testato la quantità di tempo ottimali per la massimizzazione della produttività. È da qui che nascono le quaranta ore che rendono di più di chi ne lavora 60.

Altro ostacolo sulla via della produttività è il multitaksing, come ha “scoperto” John Medina, autore del fortunato Brain rules . Continue interruzioni dell’attenzione, infatti, richiedono più tempo per portare un compito a termine. Ma il vero nemico sulla vita (lavorativa e non) degli imprenditori contemporanei è rappresentato dalla modalità always on, ovvero dall'incapacità di "staccare". È per questa ragione che The Economist ha applaudito al saggio di Leslie Perlow, professoressa della Harvard Business School, che è appena arrivata in libreria con un titolo che dice tutto: “Dormire con lo smartphone: come rompere l’abitudine del 24/7 e cambiare il modo in cui si lavora ”.

Il tempo non lavorato, inoltre, è altrettanto importante di quello dedicato al lavoro. Fare delle pause regolari (gli esperti suggeriscono pochi minuti ogni venti minuti di lavoro e dieci minuti ogni ora e mezza) aiuta a prevenire uno stato di affaticamento mentale che si manifesta con la distrazione. Sì dunque al power nap, suggerisce Browning, sostenitrice di riposini rigeneranti, ma anche attenzione a seguire i propri ritmi. Una posizione condivisa da Jason Fried , co-fondatore e presidente di 37signals , che ha messo a punto una serie di strumenti per chi non lavora dal lavoro. Sempre a proposito di strumenti, ma per imparare a gestire i propri tempi e massimizzare la produttività, Magdalena Bak-Maier , coach britannico, va subito al punto con “Get productive! ”, un manuale che aiuta a identificare i comportamenti che rubano energia al proprio cervello e spiega come cambiare rotta.

Leggi anche: Ten ways to rejuvenate your brain while you work

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