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Economia

Lavoro: non solo Alcoa, tutti i mali dell'Azienda-Italia

Economia in recessione, cuneo fiscale e poca produttività. Tutti i problemi dell'industria nazionale, che costringono il governo a gestire ben 150 tavoli di crisi

Gli operai dell'Alcoa manifestano a Roma (Credits:Roberto Monaldo / LaPresse)

Circa 50 miliardi di investimenti in infrastrutture, entro la fine della legislatura. E' la promessa giunta oggi dal premier Mario Monti, durante un intervento alla Fiera del tessile di Milano. Il premier, nel suo discorso, ha poi affrontato uno dei temi più spinosi nell'agenda della politica economica: le misure per ridurre il cuneo fiscale , cioè la differenza tra il costo del lavoro lordo, che pesa notevolmente sui conti delle imprese italiane, e i salari netti percepiti dai  dipendenti (che, nel nostro paese, sono molto più bassi della media europea).

Proprio il cuneo fiscale sarà al centro di un negoziato tra il governo e i sindacati, in programma nel pomeriggio. Si tratta però di un confronto che appare al momento ancora tutto in salita, visto che la Cgil si prepara a indire uno sciopero generale a ottobre, mentre il mercato del lavoro sta per vivere un autunno caldo, o addirittura bollente. Ieri, gli operai dello stabilimento Alcoa di Portovesme, prossimo alla chiusura, hanno manifestato a Roma, scontrandosi con le forze dell'ordine e senza ottenere di fatto alcuna risposta  concreta da parte dal ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera.

AUTUNNO BOLLENTE.

A ben guardare, però, la vertenza Alcoa è soltanto un tassello del variegato e preoccupante mosaico delle crisi aziendali, ben 150 in tutto, che il ministro Passera dovrà gestire nei prossimi mesi. In molte aziende del made in Italy, sono previsti infatti almeno 30mila esuberi nei prossimi mesi, con l'avvio di  diversi processi ristrutturazione, che coinvolgono almeno 180mila dipendenti.

DA PIOMBINO A TERMINI IMERESE.

Sul tavolo di Passera, ci sono le vertenze di aziende fallite come la compagnia aerea Windjet o quelle relative a grandi gruppi in crisi. E' il caso della Fincantieri, che ha circa 1.300 esuberi o delle acciaierie Lucchini che, ad agosto, hanno chiuso l'altoforno di Piombino e adottato dei contratti di solidarietà per ben 1.943 dipendenti. Da poco si è aggiunta anche la Acciaerie Beltrame Afv, che ha già lasciato a casa 119 dipendenti e ha annunciato oggi la volontà di chiudere il proprio stabilimento di Marghera. Senza dimenticare, naturalmente, la spinosa vicenda dei 1.300 operai che, dal dicembre scorso, attendono di conoscere il proprio futuro, dopo la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dopo la mancata acquisizione delle attività  da parte della casa automobilistica Dr Motors.

Ci sono poi molte altre crisi e  ristrutturazioni che coinvolgono aziende del settore turistico come Valtour e Alpitour, costruttori di elettrodomestici quali Electrolux, Indesit e Merloni o case d'arredamento come Natuzzi (che ha chiesto la cassa integrazione per 1.300 dipendenti). Infine, un'emergenza occupazione si profila all'orizzonte anche nel settore delle costruzioni dove, secondo le previsioni del sindacato, ci sarà una perdita di almeno il 5% dei posti di lavoro.

IL NODO DEL CUNEO FISCALE.

Con questo scenario di fondo, il compito a cui è chiamato il governo sul fronte del lavoro si preannuncia difficile. Sarebbe infatti già un bel risultato se il ministro Passera riuscisse almeno  salvaguardare i posti a rischio in tutta Italia, ancor prima di mettere in cantiere misure per accrescere la produttività dell'intero sistema industriale.

Su quest'ultimo punto, tutto il negoziato tra le parti sociali ruoterà comunque attorno al tema del cuneo fiscale. Il premier,  le imprese e i sindacati sono concordi sulla necessità di ridurre il costo del lavoro e di aumentare i salari netti. Tuttavia, almeno per adesso, non si capisce bene ancora  quali misure verranno adottate per riuscirci. Confindustria, Cgil, Cisl e Uil legano infatti l'esito dei negoziati a una condizione irrinunciabile: l'abbassamento dei contributi e delle tasse sulle retribuzioni o, almeno, sui premi di produttività erogati in busta paga.

Il governo non sembra però disposto a fare molte concessioni su questo fronte, visti i rigidi vincoli di bilancio in cui si muove l'Italia. Piuttosto, per ridurre il cuneo fiscale, l'esecutivo vorrebbe introdurre un modello di contrattazione aziendale che, nelle singole imprese, consenta alle parti sociali di raggiungere degli accordi per accrescere la produttività, in deroga a quanto stabiliscono i contratti collettivi nazionali. Dunque, le posizioni al tavolo delle trattative non coincidono e ognuna delle parti, se vorrà raggiungere un'intesa, dovrà fare per forza un passo indietro.

REFERENDUM ANTI-FORNERO.

Intanto, però, dal mondo politico è arrivata una novità che rischia di vanificare l'operato svolto sinora dal governo sui temi del lavoro. Il leader di Sel Nichi Vendola e quello dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, hanno infatti depositato le firme per indire un referendum contro le modifiche all'articolo 18 contenute nell'ultima riforma del lavoro, che porta la firma del ministro del welfare, Elsa Fornero.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

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