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Economia

Lavoro, licenziati con la riforma Fornero

Il caso di due dipendenti del gruppo cinese Huawei: un primo banco di prova per la nuova legge sul welfare

Licenziati per con le disposizioni dell'ultima riforma del lavoro. E ciò che accaduto (secondo quanto rivelano gli esponenti sindacato) a due dipendenti italiani del gruppo Huawei , multinazionale cinese che opera in ben 140 paesi in tutto il mondo e produce apparecchiature di rete per le telecomunicazioni.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

RIMASTI A CASA.

Alla fine di agosto, due lavoratori hanno infatti ricevuto una lettera con cui la direzione del personale comunicava la propria volontà di lasciarli a casa, per motivi legati alla riorganizzazione dell'attività. Si tratterebbe dunque di un licenziamento per motivi economici che tanto ha fatto discutere durante il dibattito sull'ultima riforma del welfare, voluta dal ministro Elsa Fornero ed entrata in vigore il 18 luglio scorso.

La legge Fornero ha infatti modificato in parte le disposizioni dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che, fino a 2 mesi fa, imponeva alle aziende l'obbligo di riassumere qualsiasi dipendente licenziato senza una giusta causa

IL  LICENZIAMENTO ECONOMICO.

Dopo l'approvazione della riforma, l'obbligo di reintegro è stato infatti abolito qualora il licenziamento avvenga  per ragioni oggettive o economiche , cioè legate alla riorganizzazione del  business dell'azienda. In questi casi, il dipendente lasciato a casa senza giusta causa avrà diritto soltanto a un indennizzo in denaro (con un minimo di 12 mensilità di stipendio) , a meno che la ragione del licenziamento non sia manifestamente infondata o nasconda la volontà di discriminare il lavoratore, per motivi politici, razziali, sessuali o sindacali.

COME CAMBIA L'ARTICOLO 18 CON LA LEGGE FORNERO.

Per questo, il caso della Huawei è oggi particolarmente importante. Aldilà delle singole vicende umane, “si tratterebbe infatti del primo licenziamento economico che avviene dopo l'approvazione della riforma Fornero, almeno nel nostro settore”, dice Giorgio Serao, segretario nazionale della Fistel, la federazione dei lavoratori delle telecomunicazioni che fa capo alla Cisl. Serao e il suo sindacato stanno assistendo uno dei due dipendenti lasciati a casa: una giovane di 26 anni, laureata e  assunta a tempo indeterminato presso la Huawei, con contratto da impiegata di sesto livello.

LA SFIDA DEL SINDACATO.

Secondo il segretario della Fistel, la ragione economica del licenziamento è manifestamente infondata e la lavoratrice potrebbe addirittura chiedere il reintegro. L'azienda, a detta di Serao, sostiene infatti di aver avviato una riorganizzazione del proprio organico e di voler assegnare le mansioni svolte oggi dalla dipendente ad altri suoi colleghi. In altre parole, la società non ha più bisogno di lei e vuole risparmiare sui costi. Tuttavia,  sottolinea il sindacalista, “Huawei  non è in crisi: è un'impresa che in Italia sta  espandendosi notevolmente e ha che persino acquisito da poco un ramo di azienda di Fastweb, con ben 110 dipendenti”. E' dunque inconcepibile che la lavoratrice licenziata non possa trovare una degna collocazione nell'organico delle società.

LA VERSIONE DELL'AZIENDA.

Non la pensa allo stesso modo, com'è ovvio, la direzione della Huawei, che ha diramato anche una nota ufficiale sulla vicenda, dichiarandosi stupita per i toni molto  duri usati da Serao. In realtà,  “finora non è avvenuto alcun licenziamento”, fanno sapere dall'azienda. C'è stato soltanto il tentativo di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con una procedura che esiste sin dagli anni '60 e che la riforma Fornero ha reso da poco obbligatoria. Si tratta della Conciliazione, con cui il dipendente e la società si presentano all'ispettorato del lavoro per  trovare un accordo extra-giudiziale prima dell'eventuale processo: in molti casi, il lavoratore accetta di andarsene dietro il pagamento di una somma di denaro.

BANCO DI PROVA.

Questa procedura, tuttavia, per  Serao avrà difficilmente un esito positivo poiché, secondo quanto risulta al sindacato, la dipendente ha già ricevuto una offerta informale di accordo per andarsene, subito rifiutato dalla diretta interessata. Va ricordato, inoltre, che la conciliazione obbligatoria prevista dalla legge Fornero rappresenta comunque l'anticamera del licenziamento.  A parte questi dettagli, però, una cosa è certa: oggi la Huawei vuole liberarsi di una dipendente, che invece non indende lasciare il proprio posto. Se il tentativo di conciliazione fallirà, l'ultima parola spetterà al giudice. Sarà a quel punto che si potranno vedere davvero gli effetti della riforma Fornero e capire se nella disciplina dei licenziamenti in Italia è cambiato davvero qualcosa.

LA NUOVA PROCEDURA DI CONCILIAZIONE

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