Economia

Lavoro, la professione del Welfare Manager (parte 2)

Dopo aver introdotto nell’ultimo post il tema del welfare aziendale, descrivendone il settore e i riscontri che le aziende possono trarre dalla presenza di una professionalità dedicata ai servizi alle persone, analizziamo oggi nel dettaglio la figura del Welfare Manager per …Leggi tutto

Dopo aver introdotto nell’ultimo post il tema del welfare aziendale, descrivendone il settore e i riscontri che le aziende possono trarre dalla presenza di una professionalità dedicata ai servizi alle persone, analizziamo oggi nel dettaglio la figura del Welfare Manager per capire di cosa si occupa:

COSA FA

Il welfare manager aziendale è il professionista che all’interno dell’organizzazione si occupa dei servizi alle persone. Questi servizi sono rivolti ad un target specifico, i dipendenti. Il processo delle attività che gestisce è ampio perché parte dalla fase ideativa e selettiva delle proposte, alla fase operativa di gestione delle attività realizzate.

In dettaglio il welfare manager si occupa di:

- definire le linee guida generali della politica di welfare aziendale, confrontandosi con il top management e con il dipartimento Risorse Umane

- definire il budget annuale delle singole iniziative

- svolgere un’analisi socio-demografica della popolazione aziendale determinandone aspettative, bisogni e percezioni con specifiche indagini

- effettuare lo scouting del mercato dei fornitori e stringere accordi di partnership

- definire i piani di comunicazione integrata per la promozione delle iniziative realizzate

- sviluppare, progettare, gestire i servizi e le relazioni con clienti interni e fornitori

COME SI FORMA

Per diventare un welfare manager è consigliabile una laurea, preferibilmente di II livello, in ambito umanistico – Comunicazione, Sociologia dei consumi, etc. – che scientifico – Economia delle Imprese, Ingegneria Gestionale, Marketing dei servizi, etc. -, che consentono una buona preparazione di base da perfezionarsi, eventualmente, con un Master specialistico sul “welfare management”, oggi offerti da diversi atenei in Italia. È richiesta una professionalità multidisciplinare e completa sotto diversi profili: le competenze irrinunciabili sono nozioni di comunicazione aziendale e organizzativa e competenze di marketing, meglio se specifiche per le attività di servizio. Come gestore,  deve inoltre possedere di base tutte le competenze manageriali soft (quali saper decidere, motivare, valutare, gestire i conflitti etc.) ma in particolare aiuta ad avere una spiccata capacità relazionale e una buona comunicazione interpersonale.

DOVE LAVORA

Il welfare manager è un professionista che lavora nell’ambito dei servizi e delle risorse umane all’interno delle aziende; attualmente queste figure sono molto diffuse nelle multinazionali, nelle aziende farmaceutiche, nel mondo ICT, nelle banche e nelle assicurazioni. Il welfare manager lavora in team con altre direzioni aziendali, tipicamente le figure professionali con cui hanno più frequenti collaborazioni sono il Responsabile HR, il Responsabile delle Relazioni sindacali, il CSR manager.

L’INTERVISTA

Per capire ancora meglio in cosa consiste questa professione ho fatto qualche domanda a Elena Stefanoni, Responsabile Iniziative di Welfare di Eniservizi spa:

Dove lavori e che ruolo ricopri?

Lavoro in EniServizi, che è la società dell’Eni che opera nel settore della fornitura di servizi integrati agli edifici, alle persone e al supporto del business. Ricopro il ruolo di Responsabile Iniziative di Welfare.

Mi descrivi in 5 righe il tuo percorso per diventare Welfare Manager?

Ho conseguito una Laurea in Relazioni Pubbliche a Milano, successivamente ho frequentato un corso di specializzazione in Business Communication presso l’ Università di Sydney; il primo ingresso in azienda, nel 2003, è stato infatti nell’area Comunicazione. In seguito, per acquisire una maggior professionalità e sviluppo delle mie competenze, ho conseguito un Master in Marketing e Comunicazione d’Impresa, con la sponsorship  dell’azienda. Dal 2008 svolgo, all’interno della direzione People Care, il ruolo di Welfare Manager.

Con quali figure ti relazioni durante la tua attività professionale?

I miei principali interlocutori in azienda sono le Relazioni Industriali e la Sostenibilità, con cui vengono condivise le linee guida di sviluppo del Progetto Welfare, e il dipartimento HR con cui viene definito e declinato il piano dello sviluppo territoriale dei servizi welfare nelle diverse sedi aziendali.

Come ti aggiorni?

L’aggiornamento e la rete sono fondamentali per questa professione, anche perché il  quadro normativo di riferimento è in continua evoluzione e bisogna saper cogliere le opportunità che si presentano,  in relazione ai mutevoli scenari socio-economici di questa epoca. Personalmente partecipo con regolarità ai convegni e ai workshop specifici sull’argomento; faccio inoltre parte di alcuni network di settore, composti prevalentemente da imprese nazionali e internazionali, anche  in collaborazione con le  Associazioni imprenditoriali territoriali. All’interno di questi network vengono analizzati i temi che impattano sul welfare management (Politiche HR, Corporate Social Responsability, Fiscalità, modifiche normative e interpretazioni tributarie etc). Attraverso i social network professionali mi tengo aggiornata partecipando ai “Gruppi di Discussione” tematici; ho sperimentato che questo è un ottimo canale anche per fare rete ed entrare i contatto con i welfare manager delle altre aziende, con cui è sempre utile confrontarsi  ed avere punti di contatto.

Quali sono i primi servizi da offrire ai propri dipendenti per avviare una politica di welfare aziendale?

Non c’è una ricetta univoca: il nodo centrale della politica di welfare è la persona, portatrice dei propri bisogni che, per definizione, sono dinamici e cambiano nel tempo a seconda della fase della vita che si sta attraversando. Ciascuna Società ha le proprie, di persone. Età, composizione familiare, dimensione del centro urbano di residenza, servizi offerti dal territorio e così via; sono molteplici le variabili incidenti da tenere sotto controllo per un solido piano di welfare. Per questa ragione trovo efficace costruire un processo virtuoso che parta da un’analisi dello scenario di mercato, passi attraverso il benchmark su quanto realizzato dalle altre aziende, ma si basi poi necessariamente sul confronto diretto con i bisogni reali dalle persone, magari attraverso una fase di “ascolto” strutturato (con survey o focus group). Solo in seguito si può definire il piano di attività da sviluppare. Tipicamente le famiglie di servizi più richieste sono l’area della “Famiglia e dei figli” l’area della “Salute e del Benessere” e quella del “Time & Money Saving”.

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