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Economia

Lavoro: la posta in gioco tra tasse, salari e produttività

Inizia un nuovo confronto tra governo, Confindustria e sindacati sulle misure per la competitività. Ma le risorse scarseggiano

Una manifestazione operaia in Sicilia (Credits:Ansa)

Parola d'ordine: aumentare la produttività. E' il punto di partenza del nuovo confronto sui temi del lavoro tra governo, Confindustria e sindacati che inizierà in settimana, a partire da mercoledì 5 settembre. L'obiettivo è di mettere in cantiere nuove misure per rendere più competitive le aziende italiane, partendo dai dati ben poco incoraggianti, snocciolati dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, in un'intervista al quotidiano La Stampa.

DIECI ANNI DI RITARDI.

Tra il 2001 e il 2010, secondo l'Istat, la produttività oraria del lavoro è cresciuta in Italia di appena l'1,4%, quasi un decimo rispetto alla Germania e circa 8 volte meno in rapporto alla media europea. Le ragioni di questo ritardo sono tante, in primis la forte presenza nel nostro paese di piccole aziende che hanno difficoltà a fare innovazione (a giugno, l'occupazione nelle grandi imprese è calata ancora dello 0,2%). A ciò va poi aggiunta la troppo scarsa esposizione del made in Italy verso alcuni settori produttivi, come quello delle nuove tecnologie e dell'informatica, dove gli investimenti in ricerca e sviluppo sono particolarmente intensi. Si tratta di problemi strutturali che certo non possono essere risolti dall'oggi al domani, tanto meno con la recente e discussa riforma del lavoro che porta la firma del ministro del welfare, Elsa Fornero .

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

LA COPERTA E' CORTA.

Per questo, il compito del governo sarà molto difficile. Lo scopo dell'esecutivo è innanzitutto di indicare almeno una rotta ben precisa per i prossimi negoziati tra sindacati e imprese visto che, nei mesi a venire, andranno in scadenza ben 35 contratti collettivi di lavoro. Purtroppo, però, le richieste delle parti sociali hanno quasi sempre un denominatore comune: per far ripartire la produttività, il governo dovrebbe mettere sul piatto un po' di soldi, almeno un miliardo di euro. Si tratta di  una cifra di per sé tutt'altro che astronomica, ma incompatibile con i vincoli del bilancio pubblico, che tanto stanno a cuore al premier Mario Monti.

Confindustria chiede al governo di ridurre il cuneo fiscale, cioè la differenza tra il costo del lavoro lordo e il salario netto dei dipendenti , attraverso una riduzione delle imposte a carico delle imprese, in particolare di quelle che investono in ricerca e innovazione. Sulla stessa lunghezza d'onda si muovono i sindacati, con un distinguo: le tasse, secondo le organizzazioni dei lavoratori, andrebbero abbassate innanzitutto sui salari o sui premi di produttività, come vorrebbe il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni. La leader della Cgil, Susanna Camusso, si è spinta addirittura a chiedere di tagliare il peso del fisco sulle prossime tredicesime per chi guadagna meno di 150mila euro all'anno, con l'effetto di dare una spinta ai consumi. Tuttavia, la coperta è corta è le risorse a disposizione dell'esecutivo sono ben poche.

RIFORME BLOCCATE.

A dimostrare come il governo si muova ancora in un sentiero molto stretto, ci sono le recenti prese di posizione dello stesso presidente del consiglio sulle misure proposte dai suoi stessi ministri nelle scorse settimane. A cominciare, per esempio, dall'idea di abbassare l'irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche), che è stata immediatamente stoppata dal premier. Stessa sorte è toccata anche ai provvedimenti studiati dal ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, per abbassare il carico fiscale sulle aziende.  Infine, pure la proposta di Elsa Fornero di tagliare i contributi sul lavoro nelle imprese che investono nella formazione e nella crescita professionale dei dipendenti è rimasta  lettera morta, almeno per adesso.

CONTRATTI ALLA TEDESCA.

E così, Passera e Fornero cercano ora di battere altre strade. La prima consiste nell'introdurre nuove agevolazioni per le start-up, le aziende in fase di avviamento che, secondo i progetti del ministro dello Sviluppo Economico, potrebbero presto godere di una maggiore flessibilità nei contratti di lavoro, allargando o riducendo con una certa facilità il team dei loro dipendenti, durante i primi 4 anni di vita. Per la Fornero, invece, una delle soluzioni possibili è l'adozione del modello tedesco nei rapporti di lavoro. L'idea è di aprire  la strada a una contrattazione  aziendale, in cui gli accordi tra una singola impresa e i sindacati possano derogare alle disposizioni dei negoziati nazionali, allo scopo di salvaguardare l'occupazione e aumentare appunto la produttività. In questi casi, però, c'è il rischio di avventurarsi in un campo minato: non appena il governo ha messo mano ai contratti di lavoro, con l'ultima riforma del welfare, ha infatti attirato su di sé un fuoco incrociato, proveniente sia dai sindacati che dalle imprese.

COME CAMBIANO I CONTRATTI DI LAVORO CON LA LEGGE FORNERO

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