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Economia

Lavoro nei call center: fatta la riforma, bloccate le assunzioni

Gli effetti della legge Fornero nel settore dei call center, dove molte aziende hanno rinunciato ad allargare l'organico

I lavoratori di un call center di Roma (Credits: Guido Montani/Ansa)

“Da quando è entrata in vigore l'ultima riforma del lavoro, le assunzioni nel nostro settore sono praticamente bloccate, almeno per gli operatori outbound, che svolgono attività di promozione e marketing al telefono”. Parola di Luca D'Ambrosio, presidente di AssoContact, l'associazione rappresentativa delle maggiori aziende italiane che gestiscono i call center.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

UN CAMBIAMENTO DI FACCIATA

Nel giudicare l'ultima legge sul welfare, che porta la firma del ministro Elsa Fornero,  D'Ambrosio non va tanto per il sottile: “è un provvedimento di facciata”, dice, “che certo non agevola le assunzioni e non stimola l'occupazione”. Il settore dei call center, spesso bersagliato di critiche per un uso eccessivo dei contratti precari, è infatti in subbuglio per alcune norme contenute nella riforma Fornero, che impongono nuovi vincoli sulle assunzioni a termine e, soprattutto, sulle collaborazioni a progetto o con partita iva , assimilandole in alcuni casi al lavoro a tempo indeterminato.

CAMPANELLI D'ALLARME

Per questo, nel luglio scorso, AssoContact ha suonato un campanello d'allarme, paventando il rischio di una perdita di 30 o 40mila posti di lavoro, poiché molte aziende del settore non sono in grado di stabilizzare, almeno in breve tempo, i contratti precari. Poi, con l'approvazione di un emendamento al Decreto Sviluppo , l'allarme è in parte rientrato: i gestori dei call center potranno infatti mantenere le collaborazioni flessibili per gli operatori outbound, cioè quelli che non ricevono le chiamate ma svolgono campagne promozionali e di vendita al telefono (come prevedeva già da tempo anche un accordo tra le organizzazioni di categoria, promosso dall'ex-ministro del welfare, Cesare Damiano ).

SALARIO MINIMO

Questa piccola deroga, però, secondo D'Ambrosio non è sufficiente a fermare l'emergenza occupazionale. La riforma Fornero impone infatti alle aziende di garantire anche una retribuzione minima ai collaboratori flessibili, proporzionata a quella di un dipendente assunto in maniera stabile, che svolge le stesse mansioni. Sull'ammontare dei compensi, ci sarà nelle prossime settimane una trattativa tra le parti sociali, cioè tra la stessa AssoContact e i sindacati di categoria. Intanto, però, a detta di D'Ambrosio, la nuova legge sul lavoro ha già dispiegato i propri effetti, purtroppo negativi: vista l'incertezza sull'esito delle trattative, molti gestori di call center hanno infatti  rinunciato ad allargare i propri organici, cioè ad assumere nuovi collaboratori.

ECCO COME CAMBIERANNO I CONTRATTI DI LAVORO

80MILA OCCUPATI

E' un bel guaio, secondo il presidente di AssoContact, proprio ora che anche il mondo politico  si sta rendendo conto del ruolo importante svolto dai gestori dei call center nel mercato del lavoro italiano (dopo averli un po' bistrattati). “Nel nostro settore ci sono circa 80mila occupati, di cui l'80% è rappresentato da giovani al primo impiego e di età compresa tra 20 e 30 anni, mentre circa il 70% sono donne”, sottolinea D'Ambrosio. Certo, un posto in un call center non è proprio una professione da sogno e non mancano i casi di  abusi ai danni dei dipendenti, da parte di alcune aziende scorrette. Tuttavia, per decine di migliaia di italiani, questa attività rappresenta comunque un primo passo nel mondo del lavoro, durante il quale sono previste attività di formazione professionale, soprattutto  per l'utilizzo dei computer o dei software.

IL TAVOLO DELLE TRATTATIVE

Per questo, il prossimo negoziato tra AssoContact e sindacati è molto importante. “Siamo fiduciosi che le trattative vadano a buon fine”, conclude D'Ambrosio, “anche se ci tengo a precisare una cosa: se prevarranno posizioni ideologiche e la volontà di assimilare a tutti i costi le collaborazioni flessibili al lavoro dipendente, abbandoneremo subito il tavolo”. Non resta che augurarsi  che ciò non avvenga e che i gestori dei call center tornino presto ad assumere.

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