Economia

L'Australia costruisce la miniera più grande del mondo

A due passi dalla barriera corallina, dal sito di Carmichael verranno estratti 60 milioni di tonnellate di carbone l'anno

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Uno scorcio sulla barriera corallina australiana – Credits: WILLIAM WEST/AFP/Getty Images

L'Australia ha dato il via libera ai lavori per la miniera più grande (e più chiacchierata) del mondo. Stiamo parlando del sito Carmichael, nel Queensland, a metà strada tra Cairns e Brisbane, quindi a due passi da uno dei tratti più suggestivi della grande barriera corallina.

Il valore di questo investimento è stato stimato in 16 miliardi di dollari, e la gestione del progetto è stata interamente affidata al colosso indiano Adani, fondato e gestito da Gautam Adani, uno degli uomini più potenti (e ricchi) del Subcontinente.

I numeri della miniera

I numeri di questa miniera sono sbalorditivi: le valutazioni più pessimistiche sostengono che in poco tempo il sito, che coprirà una superficie di poco meno di 500 chilometri quadrati (un'area più grande delle Barbados!), riuscirà a creare niente meno che 10mila nuovi posti di lavoro. Carmichael dovrebbe garantire l'estrazione di 60 milioni di tonnellate di carbone all'anno, che pesano tanto quanto 666 milioni di canguri o sei miliardi di koala, solo per usare qualche "equivalenza australiana".

Il sito dovrebbe poi produrre tra le 125 e le 130 tonnellate di anidride carbonica l'anno, vale a dire più di quanto una nazione come il Belgio ha emesso nell'atmosfera bruciando carburante in un periodo di tempo equivalente!

I dubbi sul progetto

Numeri alla mano, è facile capire come mai gli ambientalisti si siano opposti al progetto. Ma a prescindere da emissioni inquinanti e danneggiamento (inevitabile) della barriera corallina, ci sono anche altri elementi che convincono poco. Anzitutto il fatto che il consumo di carbone sia oggi in caduta libera, e poi il rifiuto da parte di ben dodici banche internazionali e australiane di sostenere un investimento che considerano più dannoso e rischioso che utile e redditizio.

Per quanto il Ministro dell'Ambiente stia ripetendo ormai da giorni che ogni possibile rischio, da ogni punto di vista, sia stato affrontato e risolto visto che lo sviluppo del sito è stato vincolato al rispetto di quelle che sono state definite le "36 condizioni più rigide" della storia australiana, per tanti le domande rimaste senza risposta sono ancora troppe.

Quali sono gli interessi in gioco

Del resto, se non ci fossero reali problemi non sarebbero passati cinque anni tra la presentazione e l'approvazione del progetto. Con il consumo del carbone che sta calando a livello mondiale e la pressione globale sulla necessità di dare la precedenza a risorse energetiche più pulite, quando non rinnovabili, lo scetticismo degli investitori sulle opportunità di investire nella miniera è difficile da superare. Se persino la Cina ha scelto di bruciare meno carbone, quale sarà la convenienza di mantenere un sito come Carmichael nel lungo periodo?

Il governo australiano un'alternativa l'ha trovata, l'India, una nazione che, infatti, per rispondere a un fabbisogno energetico in crescita esponenziale, nel breve periodo ha deciso di affidarsi al carbone (ecco perché non è un caso nemmeno che a gestire i lavori ci sarà un investitore indiano). Ma fino a quando potrà durare questo trend?

I vantaggi per l'Australia

Certo, nel breve periodo ci sonno in ballo niente meno che 22 miliardi di dollari in royalty e introiti fiscali per Canberra, ma se consideriamo che l'India sta investendo tantissimo anche sul nucleare, è evidente  quanto meno realistico immaginare che, appena possibile, questo flusso di carbone verrà interrotto. Potrebbe succedere tra uno, cinque o magari anche dieci anni. Ma una volta che il danno ambientale sarà stato fatto, non sarà più possibile tornare indietro. 

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