Economia

India: cosa significa la vittoria di Modi per gli investitori

L’obiettivo è un Paese più competitivo, con infrastrutture migliori, minore corruzione e una crescita più solida

Il leader di Bjp Narendra Modi, fotografato dopo la vittoria elettorale – Credits: Kevin Frayer/Getty Images

All’indomani della valanga di voti che ha portato l’opposizione e il suo leader Narendra Modi al potere, la Borsa di Bombay ha aperto venerdì scorso a +4,5%, il dato più forte da cinque anni a questa parte. Le ragioni? Secondo Forbes , sono sostanzialmente due. La prima è che Modi si è proposto come quel riformista per l’economia di cui l’India ha estremamente bisogno. La seconda ragione, invece, ha a che fare con le dimensioni della vittoria di Modi che ha portato a casa il mandato elettorale più consistente degli ultimi trent’anni. La coalizione National Democratic Alliance guidata dal partito nazionalista hindu Bharatiya Janata, infatti, ha conquistato il 61% dei seggi in Parlamento, il che si traduce in una grande libertà di azione.

Secondo gli esperti, le principali sfide sul tavolo del nuovo Primo Ministro sono quattro. Primo: portare le infrastrutture nel XXI secolo. In base al report annuale sulla competitività redatto dal World Economic Forum, l’India è all’85° posto per infrastrutture di base come strade e servizi pubblici, ma è al 102° per educazione e salute. Le condizioni delle infrastrutture – nota Cnn  - impattano anche sul prezzo delle derrate alimentari: un terzo dei prodotti, infatti, è inutilizzabile, perché non riesce ad arrivare al consumatore finale. L’inflazione sui prezzi dei prodotti alimentari, addirittura, ha toccato il 20% lo scorso anno, complici anche l’incremento dei salari nelle campagne, alcuni episodi di siccità e la tendenza, da parte di alcuni commercianti, a non mettere i prodotti in commercio, fino a che i prezzi non sono cresciuti. Ma la situazione ha un impatto anche sul costo del denaro, perché la Banca Centrale lavora sui tassi per cercare di contenere l’inflazione.

Il secondo obiettivo riguarda la semplificazione delle procedure per il business. L’entusiasmo degli investitori, infatti, si è arenato in seguito a un inasprimento della politica fiscale e alla complessità del sistema. Secondo la classifica della Banca Mondiale, l’India è al 134° posto per la facilità di fare business. La terza sfida ha a che fare con la corruzione. Se Modi dovesse realizzare le politiche che ha annunciato su questo fronte, Jim O’Neill, ex chairman Goldman Sachs Assett Management – citato da Bloomberg – stima che l’India ha il potenziale per crescere di circa il 10% l’anno per i prossimi vent’anni. Modi, infine, dovrà a creare nuovi di posti di lavoro. Più della metà della popolazione dell’India, infatti, ha meno di 25 anni e ogni anno occorrono dieci milioni di nuovi posti di lavoro per assorbire i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. Per fare ciò, è stato stimato, il Paese dovrebbe crescere del 7-8% l’anno - fra il 2004 e il 2012, l’India ha creato solo 53 milioni di posti di lavoro -, incrementare la manifattura e studiare formule per incentivare la piccola e media impresa.

Nel Paese intanto, - ricorda Bbc -, la crescita economica è stazionaria, l’inflazione è elevata e la domanda dei consumatori è in calo. E’ vero che Modi, come ha fatto nel corso della campagna elettorale, può vantare una crescita a doppia cifra dell’economia del Gujarat, ma adesso che è arrivato in Parlamento, non potrà avocare unicamente a sé tutte le competenze - industria, amministrazione, scienze, tecnologie, informazione e porti - di cui si è occupato nello stato di cui era governatore. La partita, insomma, è complessa, ma la business community è convinta che Modi ce la possa fare a traghettare l’economia e il Paese verso un futuro molto promettente. Il rischio, se la crescita non dovesse arrivare, sarebbe un ulteriore downgrading del credito dell’India a “junk” da parte di Standard & Poor’s. 

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