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Economia

Imu, pasticcio all’italiana e la Chiesa (forse) non paga

Manca la circolare necessaria a far pagare l'imposta per gli immobili di proprietà ecclesiastica adibiti a scopi commerciali. Per lo Stato una perdita di 600 milioni, che potrebbe essere spalmata sugli altri contribuenti

(Credits: AP Photo/Angelo Carconi)

Si avvicina la seconda scadenza per il pagamento dell’Imu. Il prossimo 17 settembre, i contribuenti che hanno deciso di pagare la nuova imposta sugli immobili per la prima casa in tre rate, dovranno adempiere al loro secondo versamento. La possibilità di dividere in tre rate il pagamento non è contemplata infatti per seconde case e altri tipi di immobili.

Il tutto sta avvenendo però in un clima particolarmente avvelenato dalla vicenda riguardante il pagamento dell’Imu da parte della Chiesa , dei partiti politici e di tutte una serie di associazioni onlus, che ai tempi della vecchia Ici non pagavano. Il governo Monti si era impegnato proprio in questo senso a stabilire fin dall’inizio che questa volta, in particolare gli immobili di proprietà ecclesiastica, non sarebbero andati esenti dal versamento della nuova tassa.

La legge prevede infatti che la Chiesa paghi per quelle abitazioni utilizzate a scopi commerciali, mentre l’esenzione rimane per i soli luoghi di culto . Una decisione che aveva in parte mitigato il malumore di tantissimi contribuenti che vedono nell’Imu senza dubbio la tassa più odiosa da pagare. Ora però l’amaro in bocca rischia di tornare. E’ stato in realtà reso noto che il ministero dell’Economia non avrebbe ancora messo a punto la circolare necessaria a fare chiarezza circa l’effettivo uso degli immobili di proprietà della Chiesa, in modo da poter stabilire con certezza quali abitazioni dovessero essere soggette al pagamento della nuova tassa.

Un ritardo che rischia di far slittare di un anno ancora, ossia al 2013, la verifica degli immobili da tassare, con il risultato che il primo pagamento effettivo dell’Imu potrebbe arrivare addirittura nel 2014. Un inconveniente non da poco, soprattutto se si considerano le conseguenze economiche che potrebbero esserci per tutti gli altri contribuenti. Il governo stimava di raccogliere dalla nuova tassa sugli immobili ecclesiastici più di 600 milioni di euro. Se però questa somma dovesse svanire a causa degli inghippi burocratici sopra ricordati, è possibile che venga riversata sulle tasche degli altri cittadini.

E’ bene ricordare infatti, che la legge che ha istituito l’Imu, prevede una riserva per cui entro il 10 dicembre il governo può sempre intervenire sulle aliquote base decise finora, pari a 0,4 sulla prima casa e 0,76 sulla seconda e altre, aumentandole d’ufficio. Un’amara sorpresa che gli italiani potrebbero ritrovarsi a gestire proprio in prossimità del Natale. Al momento comunque anche il pagamento della seconda rata di settembre avverrà sulla base delle aliquote base già stabilite. Tra l’altro non bisogna dimenticare anche che entro il 30 settembre tutti i Comuni avranno deciso le eventuali maggiorazioni, possibili fino a 0,6 sulla prima casa e 1,06 sulla seconda e altre, da apportare alle aliquote stabilite dal governo. E dalle notizie che giungono dalle amministrazioni comunali, tutte a corto di liquidità a causa dei tagli dei trasferimenti statali, si profilano aumenti generalizzati molto sostanziosi.

A dicembre dunque, non solo si dovrà fare i conti con il consuntivo della tassa che dovrà tenere conto delle maggiorazioni comunali, ma anche con un possibile aumento delle aliquote base, che il governo potrebbe adottare proprio per fare fronte al mancato introito proveniente dalla Chiesa. In queste ore comunque il ministero dell’Economia si è affrettato a precisare che la circolare sarà pronta a giorni, scongiurando questo ennesimo salasso per le tasche dei contribuenti italiani. Contribuenti che tra l’altro si sono dimostrati quanto mai solerti nei primi sette mesi dell’anno. Secondo i dati forniti dal dipartimento delle Finanze, da gennaio a luglio, le entrate tributarie erariali si sono attestate intorno ai 232 miliardi di euro, in aumento del 4,7% (ossia 10,359 miliardi in più) rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

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