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Economia

Crisi: per lavorare il diploma non basta

Una laurea può davvero aiutare gli studenti dell'Occidente a trovare un lavoro? Negli Stati Uniti c'é chi spera di sì

lavoro

Il grafico di questa settimana si rivolge a tutti gli studenti in procinto di affrontare gli esami di fine anno. Dalle scuole elementari all'università. Esortandoli a rimanere sui banchi di scuola il più a lungo possibile...

A pubblicarlo è stato The Atlantic , per dimostrare che la crisi economica che in così poco tempo ha travolto tutte le economie del pianeta (o quasi) ha confermato un'ovvietà che, evidentemente, per molti non è poi così scontata. Vale a dire che dalla recessione ci si può salvare (o quanto meno si può avere qualche opportunità in più per riuscirci) solo con una buona e solida istruzione.

L'istogramma di The Atlantic fa un confronto tra numero di diplomati occupati, disoccupati in cerca di lavoro, e lavoratori inattivi che hanno ormai perso le speranze. Nei periodi 2006-2008 e 2009-2011. E mette in luce una differenza enorme tra chi ha completato gli studi prima della recessione e chi è entrato in contatto con il mercato del lavoro in piena crisi.

Se da un lato è evidente che in tempi di grandi difficoltà economiche ottenere un impiego, soprattutto a tempo pieno, diventa difficile per tutti, indipendentemente dal livello di istruzione raggiunto, è impossibile non notare che anche prima del 2009 le opportunità di lavoro riservate ai diplomati non fossero poi così entusiasmanti.

In realtà, ciò che stupisce è che la maggior parte degli studenti intervistati conferma la consapevolezza relativamente al fatto che senza un'istruzione superiore le opportunità di impiego, in tempi di crisi e non, nei paesi sviluppati siano sempre di meno. Tant'é che molti hanno scelto di iscriversi a corsi di laurea da frequentare part-time, in maniera da avere tempo per fare piccoli lavoretti che permettano loro di essere più o meno autonomi dalle famiglie. E altrettanti ammettono che l'università l'avrebbero pure frequentata a tempo pieno...se solo le rette fossero state meno salate.

C'é un solo modo per capire se queste speranze sono vane o ben riposte: indagare sulla percentuale di occupati e disoccupati laureati. Lo ha fatto l'Ocse , scoprendo che, effettivamente, le percentuali di laureati tra i disoccupati "giovani" sono di due, a volte tre volte inferiori rispetto a diplomati e non.

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