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Economia

Fiumicino addio? Una mano spagnola tenta i Benetton

Per investire a Fiumicino la famiglia veneta chiede un aumento delle tariffe. Ma il governo non ci sta. E, provvidenziale, arriva da Madrid un’offerta per lo scalo romano.

Gilberto Benetton, la famiglia controlla gli aeroporti di Roma attraverso Gemina

«Speriamo si convincano a investire: per loro sarebbe una buona operazione anche alle nostre condizioni»: è di questo tenore l’atteggiamento del governo, nelle parole di un autorevolissimo «insider» sulla diatriba con i Benetton per il futuro di Fiumicino. Lo stesso viceministro per le Infrastrutture Mario Ciaccia ha ribadito in pubblico, qualche settimana fa, che l’esecutivo Monti (perfettamente in linea, su questo, con quello precedente) non intende riconoscere alla società Aeroporti di Roma (che fa capo alla Gemina, quindi alla holding Edizione presieduta da Gilberto Benetton) alcun «ristorno» per i mancati adeguamenti delle tariffe aeroportuali previsti ai tempi della privatizzazione nel 2001.

Potrebbe far gioco ai Benetton, in questa impasse, una manifestazione d’interesse, per ora ancora informale, avanzata per la Aeroporti di Roma dal colosso spagnolo Dragados, guidato da quel Florentino Perez (presidente del Real Madrid di Mourinho) che ebbe già un ruolo chiave nella fallita alleanza delle autostrade dei fratelli veneti con la Abertis. Non che la famiglia abbia deciso di vendere, ma volendo ora può.

E lo stallo col governo su 400 milioni di euro che condizionano i lavori di rinnovamento di Fiumicino e Ciampino fa venire voglia. D’altronde, da quest’orecchio l’esecutivo non ci sente. E intanto le scadenze finanziarie pesano sui conti, visto che la Gemina ha perso più di 11 milioni nel primo trimestre e che agli inizi del 2013 dovrà rifinanziare un bond da circa 500 milioni (le banche sono pronte, ma gli interessi salati). Nel frattempo l’Adr sta avviando le gare per vendere i parcheggi e i duty-free di Fiumicino, circa 400 milioni (guarda caso) di introito potenziale. Fra gli interessati anche la cugina Autogrill (altra società dei Benetton, che ne gestisce migliaia nel mondo), tramite la controllata spagnola Aldeasa.

Arrotondando il parco negozi, l’Autogrill potrebbe poi scindersi in due e «valorizzare» (leggi: vendere in tutto o in parte) il ramo aeroportuale.

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