Economia

Fiat, perché cresce l'ipotesi della cassa integrazione in deroga

Per sostenere casa automobilistica torinese, il governo potrebbe allungare la durata degli ammortizzatori sociali, già largamente utilizzati dall'azienda

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Un lavoratore cassintegrato Fiat di Pomigliano (Credits:Cesare Abbate/Ansa)

Cassa integrazione guadagni (Cig) in deroga. E' la “formula magica”, che potrebbe dare una mano a risolvere i problemi di casa Fiat, dopo che l'amministratore delegato Sergio Marchionne ha mandato in soffitta il progetto Fabbrica Italia , il piano industriale che avrebbe dovuto rilanciare le ambizioni del gruppo automobilistico torinese, già dal 2010.

LA “BEFFA” DI SERGIO MARCHIONNE

Ora, per convincere Marchionne a non rinunciare agli investimenti nel nostro paese, il governo potrebbe consentire alla casa del Lingotto di ricorrere appunto alla Cig in deroga, un ammortizzatore sociale che affianca la cassa integrazione ordinaria o quella straordinaria e che viene utilizzato in Italia dal 2009, cioè da quando è arrivata la crisi economica.

CHE COS'E' LA CIG IN DEROGA.

La cassa in deroga, voluta dall'ex-ministro del welfare, Maurizio Sacconi, consente alle aziende in difficoltà di lasciare a casa temporaneamente una parte dei propri dipendenti, i quali hanno poi diritto a percepire una indennità che arriva fino all'80% della retribuzione (con dei limiti massimi stabiliti di anno in anno). La particolarità di questo ammortizzatore sociale è di essere destinata anche alle aziende e ai lavoratori che non possono utilizzare la Cig ordinaria straordinaria,  perché non hanno i giusti requisiti per accedervi o perché vi hanno già fatto ricorso oltre i limiti temporali previsti dalla legge (la durata massima arriva sino a 52 settimane per la cassa ordinaria e fino a 36 mesi nell'arco di un quinquennio per quella straordinaria).

LA PREOCCUPAZIONE NEGLI STABILIMENTI FIAT

E' proprio questa, in linea di massima, la situazione in cui si trova il oggi gruppo Fiat che ha già fatto un ampio uso della Cig ordinaria ma che, a causa del crollo del mercato dell'auto, avrebbe bisogno di altri ammortizzatori sociali, per ridurre i costi e salvaguardare l'occupazione in alcuni stabilimenti. Visto che il progetto Fabbrica Italia è ormai naufragato, almeno in parte, ora c'è infatti il rischio concreto che alcune unità produttive della casa automobilistica del Lingotto  facciano la stessa fine di quella che si trovava a Termini Imerese, chiusa definitivamente nel dicembre scorso.

IL VERTICE MONTI-MARCHIONNE-FORNERO.

Per questo, nell'atteso vertice di domani con il premier Mario Monti e il ministro del welfare Elsa Fornero, Marchionne chiederà al governo di fare la propria parte, mettendo sul piatto un pacchetto di aiuti che dovrebbero comprendere il ricorso alla cassa in deroga (che deve essere autorizzata da specifici accordi governativi). L'operazione, com'è ovvio, non sarà assolutamente a costo zero. Anzi. La Cig in deroga è infatti una zavorra nei conti dello stato: nel 2010 e nel 2011 è costata al bilancio pubblico circa 1,5 miliardi all'anno, mentre nel 2012 il conto è già in rosso per oltre 1,3 miliardi. In altre parole, mentre la Cassa integrazione ordinaria è coperta completamente dai contributi pagati dalle aziende e dai lavoratori, per quella in deroga occorrono invece dei soldi in più, che soltanto lo stato deve fornire.

Le risorse a disposizione, però, non sono infinite. Ieri, il ministro Fornero ha stimato un importo residuo di circa 600 milioni di euro, che dovrebbero bastare a coprire i fabbisogni del 2012 e del 2013. Adesso non resta che capire una cosa: se, e in quali termini, una parte dei soldi servirà anche per tutelare i posti di lavoro alla Fiat.

COSA RISCHIANO ADESSO I DIPENDENTI DEL LINGOTTO

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