Scommesse, Schiavolin (Cogetech): “Dai Mondiali aspettiamo una crescita del 10%”

I mondiali in arrivo. Il calcioscommesse. Lo stato di salute del betting sportivo in Italia. Il mercato delle sponsorizzazioni. La crociata degli enti locali contro slot e ludopatie. C’è parecchia carne al fuoco nel mondo dell’azzardo italiano: per provare a …Leggi tutto

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I mondiali in arrivo. Il calcioscommesse. Lo stato di salute del betting sportivo in Italia. Il mercato delle sponsorizzazioni. La crociata degli enti locali contro slot e ludopatie. C’è parecchia carne al fuoco nel mondo dell’azzardo italiano: per provare a fare il punto Panorama.it ha ascoltato Fabio Schiavolin, amministratore delegato di Cogetech, una dei principali operatori italiani del comparto giochi e scommesse (suo il marchio iZiplay) che proprio in questi giorni festeggia i dieci anni dalla nascita.

Gli ultimi dati mettono in mostra un forte rallentamento dell’azzardo italiano, dopo anni di crescita a due cifre. Come stanno andando i vostri ricavi?

Non posso darle i numeri esatti, ma il 2013 si è chiuso con 39 milioni di ebitda, in leggera crescita rispetto ai dodici mesi precedenti, mentre il primo trimestre di quest’anno per noi è stato positivo su tutti i fronti. L’unico elemento di sofferenza, che peraltro ci accomuna a tutti gli altri operatori, è il sensibilissimo calo di appeal delle scommesse ippiche, per le quali dobbiamo sforzarci di trovare una soluzione.

Cosa mi dice di quelle calcistiche, invece?

Anche quelle mostrano un incremento, seppure più contenuto rispetto al passato. Non abbiamo patito gli scandali dell’ultimo biennio e questo ci conferma che il pubblico ha saputo reagire selezionando offerte serie. Siamo noi i primi interessati a garantire l’integrità del prodotto sport.

Dai Mondiali vi aspettate un ulteriore incremento?

Sì. Tradizionalmente queste manifestazioni mettono il turbo alle scommesse sul calcio, che in Italia valgono oltre il 90 per cento della raccolta. Nel 2006 il comparto aveva totalizzato un +19 per cento e nel 2010 un +10: ecco, ci aspettiamo di essere in linea con il dato di quattro anni fa. Forse anche qualcosa di più, considerato che questo sarà un mondiale da second screen.

A proposito di scandali, anche voi patite la concorrenza illecita da parte di operatori borderline?

Certo, come tutti. In questa fase la raccolta illegale di scommesse sportive sta tornando a crescere: secondo i nostri calcoli in Italia ammonta ormai a circa la metà di quella legale, ovvero intorno ai due miliardi di euro. Un danno per noi ma soprattutto per l’erario, visto che questi player pagano altrove le loro tasse.

Soluzioni possibili?

Bisogna lavorare su legalità e comunicazione. Operatori e Monopoli devono partecipare costruttivamente alla riforma dell’intero settore, magari seguendo i principi indicati nella delega fiscale varata a febbraio dal Parlamento: dal prelievo erariale unico sui singoli giochi a un ulteriore allargamento del palinsesto, fino a un’armonizzazione giuridica che non consenta a chi è privo di concessioni di aprire e chiudere continuamente, magari a pochi passi dai centri autorizzati e a condizioni di quota e di palinsesto migliore.

Dal punto di vista della comunicazione come vi muovete?

Nelle nostre campagne siamo stati i primi a enfatizzare l’aspetto giocoso e social a scapito di quello economico, e la cosa funziona. Ci siamo affidati anche al marketing sportivo, che nel corso degli anni ci ha visti impegnati su vari fronti: calcio, basket, volley e MotoGp2. Da tre anni, poi, siamo sponsor di maglia del Genoa.

Perché proprio la squadra rossoblu?

La scelta è legata sia al budget sia alla tradizione della società, che ha un brand molto appetibile, ma soprattutto alla nostra presenza territoriale: abbiamo dieci punti vendita in città e abbiamo voluto sfruttare la nostra capacità di penetrazione nel territorio.

La cosa sembra non essere andata giù a una parte della giunta genovese. Il mese scorso l’assessore al Commercio Francesco Oddone ha chiesto a Genoa e Samp (anche i blucerchiati sono sponsorizzati da una società di scommesse, la Gamenet – ndr) di cercarsi nuovi partner perché quelle maglie cozzerebbero contro la battaglia del Comune sulla riduzione del gioco d’azzardo in città. Come rispondete?

Toni come questi mi sembrano ideologici e poco informati, soprattutto nei confronti di una realtà come la nostra che con il Genoa ha varato e varerà diverse iniziative a favore dello sport pulito. Temo che questa battaglia contro il gioco legale avrà un solo esito certo: il trionfo di quello illegale, donando così linfa vitale alle associazioni criminali che in massima parte gestiscono queste attività. detto questo restiamo naturalmente a disposizione di chiunque voglia sedersi a un tavolo con noi e parlare di migliorie nell’interesse del pubblico.

Favorevoli o contrari alla riduzione di slot sul territorio?

Favorevoli. Vale lo stesso discorso che facevo poco fa a proposito delle scommesse: per noi la ludopatia è bad branding, non abbiamo alcun interesse che diventi un tratto caratterizzante dei punti gioco. Naturalmente vanno salvaguardati i diritti di chi opera nella legalità e ha speso molto prima per aggiudicarsi le licenze e poi per modernizzare e mettere in sicurezza il settore.

Torniamo a voi. Si comincia a parlare di exit strategy per Orlando Capital e Investindustrial, i due fondi di private equity che ormai da 5 anni controllano il 70% di Cogetech e ne hanno visto quasi decuplicare il valore. Pensate al collocamento?

Al momento lo escludo, ma naturalmente l’Ipo di un competitor come Sisal, ormai imminente, sarà un utile banco di prova per testare la reazione del mercato. Di certo vogliamo crescere ancora, con o senza nuovi partner. Vedremo.

 

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