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Polonia, anche l'economia più forte dell'Est Europeo inizia a perdere colpi

Il pil del primo trimestre è cresciuto meno del previsto. L'indebitamento delle famiglie è raddoppiato dal 2008. E nonostante una disoccupazione stabile al 10,8% aumenta la sfiducia della popolazione

Piccolo con bandiera polacca (Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

Lo scorso giovedì, settanta membri dell’Orchestra da Camera di Varsavia, più sessanta coristi e quattro solisti si sono ritrovati nella capitale davanti dal Ministero della Cultura per una performance a cielo aperto del Requiem di Mozart. Dopo le dimissioni rassegnate per protesta la scorsa settimana dal fondatore e direttore Stefan Sutkowski, l’orchestra è scesa a sua volta in piazza contro i tagli annunciati alla cultura.
Anche nell’economia più forte dell’Est europeo, le cose – a quanto pare – stanno cambiando. Per la prima volta, infatti, l’economia della Polonia non ha il segno più. Nel primo trimestre dell’anno, secondo l’Ufficio Centrale di Statistica, il Pil è cresciuto del 3,5% sul 2011, meno del 4,3% messo a segno nell’ultimo trimestre del 2011. La diagnosi è univoca: l’indebolimento delle economie europee, responsabili del 55% delle esportazioni del Paese, inizia a far sentire i suoi effetti. Un risultato a cui, in senso negativo, contribuisce anche il completamento delle infrastrutture per gli Europei di calcio al via fra pochi giorni.
Secondo le ultime previsioni, la più grande economia dell’Europa Orientale e l’unica ad aver evitato la recessione nel 2009, dovrebbe chiudere l’anno fra il 2,7 e il 3%, un dato record per il resto dell’Unione. Ma non così positivo a guardarlo da Varsavia. L’industria, per esempio, rallenta: al +7,8% del quarto trimestre dello scorso anno, fa seguito +4,8% nei primi tre mesi del 2012 e il contributo apportato al Pil passa dal 6,6 al 3,4%.

“La produzione è particolarmente sensibile ai cambiamenti del clima economico e quindi è un buon indicatore per il resto dell'economia”, osserva Wojciech Matysiak, economista della Bank Pekao di Varsavia.

Analogamente a quanto avvenuto negli ultimi quattro anni, i consumatori continuano a trainare l'economia. La forte domanda interna, infatti, è una delle ragioni che ha evitato alla Polonia la recessione e che le ha permesso di essere uno dei Paesi a più rapida crescita in Europa. Il commercio, infatti, rappresenta circa il 40% del Pil. Il Governo, inoltre, ricorda che l’obiettivo di mantenere il deficit nel target del 2,9% per il 2012 è raggiungibile, come pure il 2% per il prossimo anno.

Nonostante ciò, l’economia inizia a mostrare le prime crepe: secondo i dati di Bre Ban, unit della tedesca Commerzbank citata da Financial Times, l’indice del consumo dovrebbe rallentare del 2% nella seconda parte dell’anno. "Il fatto che la Polonia si sia dimostrata più resistente alla crisi della zona euro, non significa che non sia immune", ha dichiarato William Jackson, economista dei mercati emergenti per la società di consulenza Capital Economics.

L’indebitamento, per esempio, sta crescendo (i prestiti al consumo sono pari a 7,5 miliardi di euro) e l’8,4% dei destinatari del credito non è riuscito a restituire il prestito alle banche. Un fenomeno in crescita del 20% l’annuo. Nel complesso, secondo l’azienda di consulenza Roland Berger, il debito delle famiglie polacche segna un raddoppio rispetto a quello accumulato nel 2008.

La disoccupazione nel Paese è stabile al 10% e il tasso di disoccupazione giovanile è fra i più bassi d’Europa. Da una recente indagine Ocse emerge, però, che il 26,7% dei giovani polacchi sotto i 24 anni non ha un lavoro, era il 18,5% del dicembre 2007 (la media europea si attestava sul 15,1% nel 2007 e oggi  tocca il 22,6%). La relazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro rincara la dose: nella finestra cronologica 2000 – 2008, il ricorso a contratti temporanei per i giovani fra i 15 e i 24 anni è cresciuto di quasi il 50%, rispetto al +4,3% della media europea.

A dispetto di numeri che farebbero la felicità dei Paesi dell’Europa Occidentale, il sentiment fra i polacchi non è positivo. Secondo un’indagine di Tns Polska resa nota lo scorso venerdì, il 46% degli intervistati teme che il proprio benessere materiale si deteriorà nei prossimi tre anni. E se un polacco su quattro ritiene che l’economia stia andando bene (anche se non brilla per particolare dinamismo), il 70% delle persone è convinto in realtà che l’economia sia in crisi. Gli ottimisti calano dell’1% e crescono del 2% i pessimisti. Ed è solo l’inizio.

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