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Grecia, ora l'Europa ha capito

Con il via libera alla seconda tranche di aiuti da 43,7 miliardi e gli sconti applicati ad Atene, l'Europa ha preso le misure giuste su come salvare il Paese

Una manifestante contro l'austerity in Grecia - 23 novembre 2012 (Credits: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Ce l’hanno fatta. Hanno trovato l’accordo. L’Europa, per ora, è salva. Anzi, fa un passo in avanti gigantesco verso il tentativo di mostrarsi compatta e davvero “Unita”. L'Eurogruppo e il Fondo monetario internazionale hanno detto sì, insieme, al versamento della seconda tranche di aiuti alla Grecia: 43,7 miliardi di euro, a patto che Atene raggiunga l’obiettivo del debito pari al 124% del pil (finora la richiesta era del 120%) entro il 2020. Con un target (drastico) di lì a poco: il 110% nel 2022.

Dunque, meno rigore per rientrare in parametri stimati quantomento “sostenibili” nel grande Paese chiamato Europa, come ha dichiarato il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde che con la Troika (Bce e Ue) monitorerà attentamente sull’esecuzione del piano. ''Ci sono ora tutte le condizioni'' per versare alla Grecia i 43,7 miliardi di euro di aiuti che aspetta, ma la decisione formale sul versamento sarà presa il 13 dicembre, dopo che i parlamenti nazionali, tra cui quello tedesco, si saranno pronunciati e dopo che ''ci sarà stata una valutazione di una possibile operazione di 'buyback' che la Grecia deve avviare'': è quanto si legge nel comunicato finale dell'Eurogruppo.

Ma per i paesi della Ue, Italia compresa, cosa significa tutto questo?
L’operazione “seconda tranche di aiuti alla Grecia” si traduce, economicamente parlando, in:
- Taglio di 100 punti base degli interessi sui prestiti bilaterali; insomma uno sconto dell’1% sull’interesse che la Grecia dovrà pagare a chi le ha prestato il denaro.
- Una riduzione di 10 punti base del costo delle garanzie che la Grecia paga al fondo salva-stati Efsf; ovvero uno sconto dello 0,1% sul costo di quanto la Grecia ha dato in garanzia dei suoi beni al fondo nato proprio per salvare i paesi in difficoltà.
- Una moratoria di 10 anni sui tassi dei prestiti concessi dal fondo salva-Stati Efsf: in pratica, una sospensione di 10 anni al pagamento degli interessi dei prestiti erogati dal fondo alla Grecia stessa
- Un allungamento di 15 anni delle scadenze dei prestiti e uno slittamento di 10 anni dei pagamenti degli interessi.
- Inoltre, gli Stati rinunciano ai loro profitti sui bond greci che verseranno direttamente ad Atene in un conto bloccato.

“È senza dubbio un aggiustamento su posizioni eccessivamente drastiche assunte all’inizio della crisi greca” spiega Stefano Caselli, economista dell’Università Bocconi. “L’Europa nella fase iniziale del pasticcio greco ha mostrato i muscoli e ha reagito in modo molto forte, anche con eccessivo rigore, imponendo una serie di paletti giusti per dare un segnale, ma eccessivi nella loro effettiva realizzazione. Con questo accordo si prende atto in maniera realistica di quello che la Grecia può fare”.

Giusto, dunque, punirla per aver falsificato i conti in passato. Ed è corretto anche dare degli obiettivi di lungo periodo che più che mirare a un’effettiva realizzazione, hanno lo scopo di segnare il passo, la direzione verso cui andare.
Ma la generazione di ricchezza (pil) e la tenuta sociale sono due cose ben diverse. Non bisogna dimenticare “che stiamo parlando di un paese piccolo senza industrie particolarmente significative se non quella turistica” aggiunge Caselli. “ Non ci si può immaginare che un paese di queste dimensioni possa trovare chissà quali energie per far tornare a crescere l’economia. E misure troppo violente possono devastare a livello sociale”.

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