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Grecia, cosa manca nelle promesse di Tsipras

L'Eurogruppo approva il piano di Atene: molte parole, nessuna indicazione sulle coperture finanziarie. Le stesse proposte fatte alla Troika in passato

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Il premier greco Alexis Tsipras – Credits: YANNIS BEHRAKIS/AFP/Getty Images

La lettera è arrivata e il suo contenuto ha avuto il via libera dall'Eurogruppo. Dopo un convulso weekend di incontri, dialoghi telefonici e email fra la Grecia e quella che fu la troika, cioè Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione europea, finalmente il governo di Alexis Tsipras ha presentato la sua lista di riforme. In pratica, ciò che serve a garantire il prolungamento di quattro mesi del programma di supporto al Paese, come previsto dagli accordi dell’Eurogruppo di venerdì scorso. Ma le incognite sono ancora tante. E venerdì, con ogni probabilità, il Parlamento tedesco voterà sul rinnovo degli aiuti ad Atene.

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L'attesa della missiva

Mentre in Grecia iniziano a montare le critiche a Tsipras, lui va avanti per la sua strada. Le parole di Manolis Glezos, l’eroe della resistenza ellenica che il 30 maggio del 1941 sostituì la bandiera greca a quella nazista, issata da più di un mese sul Partenone, non sono passate inosservate. “Non è possibile che ci sia un patto fra tiranno e schiavo, quindi chiedo scusa ai greci per questa illusione alla cui nascita ho contribuito anche io”, ha detto Glezos, oggi parlamentare europeo e membro di Syriza, il partito di Tsipras. Tuttavia, il primo ministro greco e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis continuano a ribadire che i risultati dell’ultimo meeting dell’Eurogruppo sono da leggersi come una vittoria del Paese sull’austerity. Sarà, ma intanto la lettera di riforme è arrivata. “È giunta appena in tempo”, ha detto il capo dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, ricordando che Fmi e Bce devono ancora effettuare le proprie verifiche. Dijsselbloem si è limitato, parlando della lettera di Tsipras, ad affermare che si tratta di un primo passo. E, si sa, il diavolo è nei dettagli

La lista di riforme è arrivata appena in tempo Jeroen Dijsselbloem

Cosa c’è e cosa non c'è nella lista di Tsipras

Leggendo il documento inviato, tuttavia, ci sono alcuni aspetti che possono lasciare interdetti. Il primo, più significativo, è la totale assenza di numeri. Non c’è alcuna indicazione sulle coperture finanziarie per le riforme strutturali che Tsipras dovrà adottare. Non è da escludere, però, che le cifre possano essere contenute in un’appendice da discutere con tutto l’Eurogruppo fra oggi e i prossimi giorni. Del resto, il tempo a disposizione per fornire un quadro dell’impatto finanziario delle misure promesse è stato troppo poco.

Il secondo aspetto controverso è l’effettiva possibile realizzazione delle riforme. Fra queste ci sono un nuovo sistema per l’Iva, così come un nuovo assetto di raccolta di questa imposta, per combattere l’evasione fiscale. Non solo. L’intento del governo Tsipras è quello di creare un miglior modello di pagamento dei debiti dello Stato, così come ricontrollare l’erogazione delle pensioni. Ancora, la Grecia si impegna a modificare il comparto dell’amministrazione tributaria, rafforzando l’indipendenza del Segretariato generale delle Entrate da ogni interferenza, politica o amministrativa che sia. Poi, c’è il capitolo della spesa pubblica, dove Atene si impegna a rivedere e controllare la spesa pubblica in ogni area, dall’educazione al welfare sociale.

In sostanza, quanto richiesto dalla Troika sia nel primo sia nel secondo programma di sostegno.

Sempre sul fronte della spesa previdenziale, la Grecia ha preso nota delle critiche dei partner europei e ha promesso che continuerà ad ammodernare il sistema pensionistico, per evitare lacune e ineguaglianze, come gli incentivi per la pensione anticipata. Sul versante della lotta alla corruzione, invece, Tsipras ha garantito che sarà portato avanti, e concluso, il Piano nazionale contro la corruzione, che comprende anche la lotta al contrabbando di carburante e sigarette, così come leggi ad hoc contro il riciclaggio di denaro. Sotto il profilo più politico, Atene ha promesso che sarà ridotto il numero dei ministri (da 16 a 10), il numero dei consulenti governativi e i benefit per i parlamentari. Sotto quello più economico-finanziario, la Grecia si è impegnata a non fare marcia indietro né sulle privatizzazioni né sul processo di consolidamento bancario, per la riduzione degli squilibri esistenti. 

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L’unica concessione ad Atene

Ma quelle promesse finora non sono altro che le misure che aveva negoziato la Grecia nel secondo piano di supporto, siglato il 1 marzo 2012 da George Papandreou e confermato sia da Lucas Papademos sia da Antonis Samaras. Rileggendo la lettera inviata, e confrontandola con gli impegni precedenti, emerge che, a oggi, c’è un’unica concessione fornita ad Atene: inserire nel contesto istituzionale la voce “crisi umanitaria”. Ben poco, rispetto al tenore della campagna elettorale di Syriza e alle frasi di Tsipras e Varoufakis nei confronti dei partner europei. E dire che Varoufakis, nel primo incontro con Dijsselbloem, era stato netto: “La troika non metterà più piede in Grecia”. È vero, dal punto di vista semantico. Ora si parla di “istituzioni”, termine politicamente più accettabile. Ma la sostanza non muta. Sempre di Fmi, Bce e Ue si tratta. E saranno sempre loro a monitorare i progressi delle riforme promesse da Tsipras. 

È un primo passo, ora verranno altre discussioni e nuovi dettagli Jeroen Dijsselbloem


Il prossimo passo

La palla ora passa a ministri finanziari dell’eurozona. Il vertice straordinario dell’Eurogruppo, sotto forma di teleconferenza, di oggi sarà l’occasione formale per capire se la lista di riforme strutturali promesse da Tsipras e Varoufakis è considerata credibile dall’area euro oppure no. I policymaker europei si trincerano dietro la solita formula in questi casi: “Prima attendiamo di analizzarla nei dettagli, poi vedremo”. Una frase di rito, ma che è quantomai carica di tensione per la Grecia, dato che sabato prossimo scade l’estensione di due mesi negoziata dal predecessore di Tsipras, Antonis Samaras, al piano di salvataggio esistente. Un programma, il secondo nella storia recente della Grecia, che ha una portata significativa: 172 miliardi di euro. Di questi, quasi 144 sono erogazioni del fondo European financial stability facility (Efsf), mentre circa 28 derivano dall’esborso finanziario del Fmi. Nel complesso, fra i due programmi, sono stati elargiti circa 245 miliardi di euro alla Grecia. E mai come in questo frangente “la Grecia ha bisogno di avere un sostegno finanziario”, come ha scritto Goldman Sachs. 

La fuga dei depositi

Nel frattempo, le negoziazioni fra Tsipras, Varoufakis e le istituzioni europee hanno prodotto ciò che in molto analisi finanziari temevano. Secondo quanto riportato dalla banca statunitense J.P. Morgan, la settimana scorsa dagli istituti di credito ellenici sono evaporati più di 3 miliardi di euro. Quelle di J.P. Morgan sono stime basate sulla domanda di finanziamento delle banche greche sul mercato dei Money market fund (Mmf), uno dei pilastri della liquidità a breve termine per antonomasia. Dall’analisi di questo segmento è emerso infatti che dall’inizio dell’anno alla settimana appena conclusa, c’è stata una fuga dei depositi pari a poco più di 25 miliardi di euro, che tradotto su base settimanale equivale a 3,5 miliardi. Il trend è in aumento, come ha sottolineato J.P. Morgan, e potrebbe accelerare nel caso di un ulteriore stallo nelle trattative fra Atene e Bruxelles. Più cresce l’incertezza, più i depositi si volatilizzano, più le banche elleniche diventano dipendenti dalla Bce, più la Grecia sprofonda.

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