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Draghi annuncia: a dicembre nuove decisioni

Tassi fermi allo 0,05% e rinvio a fine anno per "accomodare la politica monetaria". Pesano i mercati emergenti, Cina e variabile migratoria

Mario-Draghi

Il Presidente della Bce Mario Draghi – Credits: EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images

I tassi sono rimasti invariati allo 0,05%. Ma a dicembre potrebbe scattare l'ora X. Ovvero il momento in cui la Bce potrebbe rivedere la politica monetaria e riesaminare il quantitative easing alla luce delle nuove stime su inflazione e crescita.

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Insomma, Mario Draghi, presidente della BCE, restituisce fiducia al mercato. Il Consiglio, ha detto oggi "ha seguito con molta attenzione le informazioni in arrivo dal nostro incontro di inizio settembre". La domanda interna nell'area dell'euro "continua a essere resistente, i timori sulle prospettive di crescita dei mercati emergenti e le possibili ripercussioni per la congiuntura dall'andamento dei mercati finanziari e delle materie prime continuano a segnalare un rischio di peggioramento per il nostro scenario di crescitainflazione".

In questo contesto, "il livello di accomodamento monetario dovrà essere rivalutato nell'incontro di dicembre quando saranno disponibili le stime aggiornate dello staff di economisti della Bce", compreso anche un ulteriore ribasso dei tassi sui depositi già al -20%. Tuttavia, "la politica monetaria non è il solo gioco sul tavolo. La politica monetaria puo' supportare e supporta uan ripresa ciclica. Dobbiamo indirizzare anche le componenti strutturali della ripresa in modo da muoverci da una ripresa ciclica a una strutturale".

Cina e flussi migratori

Uno dei canali di trasmissione dal rallentamento dell'economia cinese sul resto del mondo è quello della fiducia ma "riteniamo che non ci siano stati impatti a tutt'oggi sulla fiducia nel resto del mondo e nell'Eurozona" ha detto Draghi, in conferenza stampa, ricordando che "l'Fmi, negli incontri di Lima, ha confermato le stime di crescita per la Cina per quest'anno" a poco più del 6%.

Anche la variabile migratoria preoccupa il mercato. È troppo presto per valutarne l'impatto sull'economia dell'Eurozona, ha detto Draghi aggiungendo che "al momento si possono solo fare stime sulla base dei modelli economici standard: c'è un aumento molto significativo dell'offerta di lavoro, il che richiederà significativi investimenti nel lavoro. Dovremmo comunque essere in grado di gestire con successo una crisi umanitaria di queste proporzioni".

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