La vittoria dei Leave in Gran Bretagna alza un'ondata di panico sui mercati finanziari, che ieri avevano pesantemente scommesso sul Remain. Il 52% dell'elettorato del Regno Unito si è schierato per uscire dall'Ue e subito, fin dalle prime ore della mattinata, la sterlina è iniziata a tracollare. La valuta britannica ha ceduto il 10% per poi risalire a 1,3752 dollari, toccando il minimo da 31 anni.

Anche la borsa di Tokyo ha perso poco meno dell'8%, la peggior seduta dall'incidente di Fukushima. Giù del 2,9% Hong Kong, mentre Shanghai ha contenuto le perdite a -1,3%. Dopo l'Asia, il venerdì nero ha contagiato le borse europee. Piazza Affari ha registrato le perdite maggiori. L'indice Ftse Mib, dopo aver faticato ad aprire, con buona parte dei titoli del listino principale, a partire dalle banche, incapaci di far prezzo in avvio, ha terminato col maggior calo di sempre (-12,48%), davanti anche a Madrid (-12,35%) l'altro mercato della periferia dell'area euro, più tartassato dalle vendite e penalizzato dall'ampliarsi degli spread sul Bund tedesco. Peggio ha fatto solo Atene (-13,4%). Ma in generale crolli di tale portata non si erano visti neanche l'11 settembre 2001 con l'attacco delle Torri Gemelli né a ottobre 2008 dopo il crac della Lehman Brothers. Le quotazioni a fine giornata sono da bollettino di guerra con cali superiori al 20% per le maggiori banche: Bper -24,61%, Bpm -24,28%, Unicredit 23,79%, Banco -23,3%, Intesa -22,94%, Mediobanca -21,22%, Ubi 20,69 euro.

In forte rialzo lo spread che vola a quota 190 e poi si assesta a quota 154, nettamente sopra i 132 punti di ieri. Va in negativo invece il rendimento dei bund tedeschi, a dimostrazione che gli investitori si concentrano sui beni rifugio, come l'oro, che vola al top da due anni, (il rialzo è del 4,2%) e come lo yen, in forte rialzo sopra quota 100 sul dollaro.

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Intanto il Giappone fa sapere che si consulterà rapidamente con gli altri paesi del G7 per mettere a punto una risposta comune sulla Brexit e le banche centrali annunciano di essere pronte a intervenire, dopo il referendum britannico, in stretto coordinamento tra loro per stabilizzare i mercati e per garantire liquidità in valuta estera. Lo assicura la Bce, che precisa di stare monitorando da vicino la situazione e di aver concordato dei piani di emergenza con le banche dell'area euro. L'istituto di Francoforte assicura anche che il sistema bancario europeo è resiliente in termini di capitali e di liquidità. La Boe fa invece sapere di aver deciso di immettere 250 miliardi di sterline di liquidità straordinaria, mentre la Boj, la Banca del Giappone, si prepara anch'essa a "iniettare liquidita'" per limitare l'impatto della Brexit sui mercati.


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