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La Bce, i tassi invariati e i segnali di ripresa. Ma l'Italia resta indietro

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, lascia allo 0,5% il costo del denaro. L'economia dell'Ue è tornata a crescere ma il nostro paese è ancora in coda

Il presidente della Bce, Mario Draghi (credits:Epa Photo/Ansa)

Nulla di nuovo rispetto a luglio e ad agosto. Dopo la riunione odierna dei vertici della Banca Centrale Europea (Bce), il presidente Mario Draghi ha annunciato la decisione di lasciare invariato il costo del denaro nel Vecchio Continente, al minimo storico dello 0,5% . <>, ha detto Draghi, che non ha escluso addirittura la possibilità di un'ulteriore limatura ai tassi, durante i prossimi mesi.

EUROZONA: FINE DELLA RECESSIONE

L'inflazione è sotto controllo e in Europa ci sono segnali concreti di ripresa, ma le politiche di austerity per l'aggiustamento dei bilanci pubblici peseranno ancora in maniera negativa sulla disoccupazione e sull'attività economica più in generale. E' questo, in sintesi, il quadro delineato oggi da Draghi che ha dunque preannunciato la permanenza di “politiche monetarie accomodanti” da parte della Bce.

Al presidente della Banca Centrale, infatti, non sono certo sfuggiti i dati giunti nelle ultime settimane dai principali organismi di ricerca economica e dalle statistiche ufficiali, che sono un po' incoraggianti ma non entusiasmanti. In base alle rilevazioni di Eurostat, per esempio, nel secondo trimestre del 2013 l'economia dell'Ue ha registrato un incremento del pil di un modesto 0,4%. Non tutti i paesi, però, hanno viaggiato agli stessi ritmi. Mentre il Portogallo ha avuto una crescita dell'1,1%, seguito a ruota da Germania, Regno Unito, Lituania e Finlandia (+0,7%), il pil dell'Olanda si è ridotto dello 0,2%, quello della disastrata Cipro è sceso dell'1,4% e anche dall'Italia, purtroppo, non arrivano ottime notizie: l'economia del nostro paese, seppur in lieve miglioramento, ha infatti subito calo dello 0,2% nel secondo semestre dell'anno, mentre nell'intero 2013 la contrazione sarà nell'ordine del 2%, che equivale a dire piena recessione. Soltanto nel 2014, anche il pil italiano riconquisterà a fatica il segno più.

I RISCHI PER L'AREA EURO

Per motivi “diplomatici”, Draghi si astiene sempre da qualsiasi commento specifico sull'economia del nostro paese. Ma è chiaro che i dati sopra esposti hanno indubbiamente un peso significativo nelle decisioni di politica monetaria della banca centrale. Il guaio è, purtroppo, che la strada verso una ripresa sostenuta, sopra l'1,5-2%, per l'Italia sembra ancora ben lontana, non soltanto per ragioni temporanee ma anche per motivi strutturali. A testimoniarlo sono anche i dati diffusi nei giorni scorsi dal World Economic Forum, che ogni anno pubblica una classifica sulla competitività economica dei paesi. Purtroppo, nel 2013 l'Italia ha perso ancora posizioni, scivolando dal 43esimo al 49esimo posto, distante anni luce dalla Germania (piazzatasi quarta) e surclassata pure da nazioni della cosiddetta Europa periferica come la Spagna (giunta 35esima). Dunque, non stupiscono molto le parole di Draghi, riguardo ai primi segnali di crescita del pil che si intravedono all'orizzonte: “siamo davvero ancora agli inizi”, ha detto laconico il presidente della Bce.

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