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La Bce avvia il QE: cosa cambia da oggi

L'ultima arma in possesso di Mario Draghi potrebbe portare fiducia agli investitori, maggiore sicurezza e investimenti. Ma se non funzionasse?

L’eurozona entra nel mondo della super liquidità. Oggi infatti è iniziato il Quantitative easing (Qe) della Banca centrale europea (Bce). Sono stati comprati titoli di Stato, di varia nazionalità, da parte delle banche centrali nazionali, per nome e per conto della Bce. E così, è iniziata una nuova era per l’euro. Tiepida è stata la risposta delle Borse, che sono più preoccupate per lo stallo delle negoziazioni intorno alla Grecia che per gli effetti del Qe sull’economia reale, che arriveranno solo fra qualche mese. 

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Cosa si attendono i mercati

Le aspettative dei mercati finanziari erano e sono elevate. Del resto, con il Qe la Bce ha esaurito le armi a sua disposizione per rilanciare la crescita europea anche in quelle aree periferiche in cui questa resta fragile e disomogenea. Una delle banche d’investimento più scettiche sulla vera efficacia del piano da 1.080 miliardi di euro presentato dal presidente dell’Eurotower Mario Draghi è Bank of America-Merrill Lynch. Mentre la Bce ha stimato che il tasso d’inflazione raggiungerà quota 1,8% nel corso del 2017, la banca statunitense lo vede all’1,5%, quindi ancora lontano da quel 2% che è l’unico target della Bce.

Eppure, come ha ricordato l’agenzia di rating Fitch, ci potranno essere dei benefici immediati. Il primo riguarda la fiducia degli investitori, il secondo riguarda la credibilità della Bce. Nel primo caso, Fitch spiega che gli investitori internazionali torneranno ad allocare le proprie risorse nell’area euro, in quanto la chiusura del programma di acquisto di titoli sovrani e corporate da parte della Federal Reserve americana li spingerà a cercare rendimenti laddove prima non pensavano. Vale a dire, nelle classi di asset presenti nell’eurozona. Nel secondo caso, invece, gli investitori continueranno a ritenere credibile l’azione di Draghi, perché come ha ricordato nell’ultima conferenza stampa, l’impegno di comprare bond governativi e asset corporate tramite il Qe non subirà variazioni rispetto alla tabella di marcia prevista. Si è detto che gli acquisti saranno condotti fino al settembre 2016 e così sarà. 

Nell’eurozona il tasso d’inflazione sarà dell’1,5% nel corso del 2017 Bank of America-Merrill Lynch

La più grande incognita

Tuttavia, non mancano i dubbi. Il Qe della Bce è partito con una grande incognita. Cosa succederà nel caso nemmeno questo strumento, il più potente mai utilizzato dalla Bce in tutto la sua storia, non produrrà gli effetti sperati? Cosa succederà se il tasso d’inflazione non tornerà in fretta verso il target del 2% che è l’unico target della Bce? Come fa notare Capital Economics, chi ha maggiore bisogno del Qe sono le nazioni che attualmente si trovano in deflazione, o comunque con un livello d’inflazione prossimo allo zero. Vale a dire, buona parte dell’area euro, economie grosse come quella francese e quelle italiana così come quelle piccole, come la Grecia. Ma gli effetti del Qe, spiega Capital Economics, sono minori in questo genere di scenario. 

E le asimmetrie?

E poi, c’è un altro aspetto che non si deve sottovalutare. Agendo sui titoli di Stato, la Bce rischia di creare bolle su altre classi di asset. Più Francoforte compra bond governativi, più i loro rendimenti si abbasseranno. Questo perché il rischio di un’insolvenza si riduce drasticamente, proprio per la presenza della Bce sul mercato, che comunque ha la facoltà di agire come prestatore di ultima istanza de facto. Proprio come sta facendo nei confronti della Grecia tramite l’Emergency liquidity assistance (Ela), il programma di liquidità assistenziale erogato dalla banca centrale ellenica, ma previa approvazione di Francoforte.

Abbiamo iniziato oggi gli acquisti secondo il Public Sector Purchase Programme Bce

Bond a prezzi troppo bassi?

La riduzione dei rendimenti delle obbligazioni governative può creare diversi problemi alla Bce. In primis, come gestire le perdite sui bond comprati a un rendimento negativo, come i titoli tedeschi con scadenza più breve? Per ora non è stato fornito alcun dettaglio. Secondo, c’è il pericolo di una distorsione del mercato obbligazionario, artificialmente tenuto a un livello inferiore a quello reale. “Pensare che i rendimenti dell’Italia siano così bassi lascia intendere che l’Italia sia sulla strada giusta per ciò che concerne le riforme strutturali? No, anche se è vero che qualcosa è stato fatto”, avverte la banca tedesca Berenberg. E lo stesso si può dire dei bond di altre nazioni. Alle 13.30 di oggi, i titoli austriaci a dieci anni rendevano lo 0,42%, quelli belgi lo 0,57%, quelli finlandesi lo 0,45%, quelli francesi lo 0,58%, quelli tedeschi lo 0,35%, quelli irlandesi lo 0,85% e quelli olandesi lo 0,39%. Sopra quota 1% troviamo gli italiani, all’1,31%, i portoghesi, all’1,76%, e gli spagnoli, all’1,29 per cento. Tassi d’interesse così bassi che non sono mai stati osservati nell’area euro dal 2001 a oggi. 

La fame di rendimenti

Il terzo e ultimo problema, infine, può derivare dalla fame di rendimento degli investitori. Se è vero che, come notava Fitch, gli internazionali stanno tornando, è altrettanto vero che dovranno sfogarsi con qualcosa di più remunerativo dei bond governativi. Traduzione: più la Bce compra e più i rendimenti si riducono, più ci sarà voglia di qualcosa di più rischioso (e quindi capace di performance più succose). Già, ma cosa? Azioni, immobiliare, titoli subordinati bancari, titoli corporate come i Contingent convertible bond (Coco), che possono essere convertiti in azioni all’occorrenza. Saranno queste le quattro zone per capire se la Bce sta creando delle bolle oppure no. 

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