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Banche italiane, perché l'Economist lancia l'allarme: "Così fate vincere i 5 Stelle"

Senza un intervento del governo che eviti che il disastro si scarichi sui risparmiatori ci sarà una crisi politica. E la fine dell'Euro

Indubbiamente fra impressione vedere sulla copertina dell'Economist (esteticamente peraltro un po' goffa) l'allarme per l'Italia: "The Italian Job. Europe's next crisis".

Ma perché tanta preoccupazione dal settimanale più autorevole del mondo?

 

Il punto di scivolo della crisi è la situazione delle banche, ovviamente. Potenzialmente una minaccia per la stabilità finanziaria maggiore di quella che arriva da Brexit.

- Perché l'Italia è la quarta economia europea. Ed è una delle più deboli, ricorda l'Economist.
- Il debito pubblico è al 135% del Pil; il tasso di occupazione della popolazione adulta è il più basso d'Europa, Grecia a parte.
- Le banche si trovano con 360 miliardi di euro di crediti deteriorati (un quinto del Prodotto interno lordo).
- Bene che vada le banche italiane freneranno la crescita/ripresa del paese; ma nel caso peggiore alcune falliranno.

La debolezza delle banche italiane è anche un esempio molto significativo della cattiva salute dell'intera area dell'Euro:
- la tensione fra le regole fissate a Bruxelles e le esigenze di politica nazionale;
- il conflitto fra debitori e creditori.

Entrambi conseguenza di riforme finanziarie incomplete.

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La prognosi (ipotetica per ora) è catastrofica: gestita male la crisi italiana potrebbe portare al dissolvimento dell'Eurozona.

Servirebbe un deciso intervento del governo, che significa metterci parecchi soldi. Il che dice l'Economist è impossibile politicamente. Le regole dell'eurozone sul bail-in (o bail-out da parte dello stato) significano che le perdite sono a carico di chi detiene i bond.

In Italia, però, dove una buona parte di bond è nelle mani di piccoli investitori, forzare i risparmiatori a farsi carico delle perdite, significherebbe una tragedia per molti e una reazione politica difficilmente governabile da Renzi come già in parte si è visto in novembre 2015.

Allentare le regole del bail-in non sarebbe d'altra parte accettabile per la Germania, che accusa l'Italia (non senza ragioni) di non essere intervenuta prima sul proprio sistema bancario.

Renzi ovviamente, dice l'Economist, ha buone ragioni nel chiedere che però le regole del bail-in siano allentate per il caso italiano.

Perché, senza un intervento dello Stato, la crisi scaricata sui risparmiatori si trasformerebbe in un formidabile argomento di propaganda per il Movimento 5 Stelle, che vincerebbe le elezioni e andrebbe a guidare il governo.

E i M5S sono tra i principali accusatori dell'Euro per i guai economici dell'Italia. Se la sfiducia nei confronti dell'Euro e dell'Europa - alimentata dalla politica - crescesse al punto da rendere il nostro paese uno di quelli che considera l'abbandono, dice il settimanale britannico, la moneta unica non sopravviverebbe.

L'Economist sta dunque con Renzi: le regole europee del bail-in non vanno applicate alla lettera; il governo deve poter intervenire per evitare che l'Euro venga affossato.

Ovviamente in cambio di questa concessione vanno poste regole precise: in sostanza una riforma sostanziale del sistema bancario nazionale.

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