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Euro

Allerta Spagna dopo l'sos della Catalogna. L'Italia è un'altra storia

Rispetto a Madrid Roma deve rifinanziare da qui a fine anno 148 miliardi di euro; ma la situazione delle banche, del debito privato e pubblico è diversa, spiegano gli economisti. E il mercato inizia a percepirlo come prova l'asta dei Bot semestrali di stamattina

Mariano Rajoy, il premier del governo spagnolo sempre più pressato da Bruxelles perché chieda aiuto (Credits: La Presse)

La crisi del debito fa il suo giro. Di nuovo. Dopo la Grecia è ancora l'allerta Spagna. La sorpresa questa volta è che l’sos ha il volto della ribelle Catalogna, seconda regione più ricca del Paese. Ha chiesto 5 miliardi di euro a Madrid, altrimenti sarà la fine. Peccato che alla Moncloa mai come adesso siano ore delicate. Il premier Mariano Rajoy non vuole firmare la resa: quella che è tornata a chiedere Bruxelles e che la condannerebbe alla cura amara somministrata dai falchi della Troika già a Portogallo e Irlanda.

Se lo farà non accadrà prima del 21 ottobre, quando sono in programma le elezioni in Galizia”, azzardano gli economisti contattati da Panorama.it. Prepariamoci a navigare a vista ancora un po'. Per una volta però tanta indecisione non sembra far male all’Italia.

E’ tutta colpa di 42 miliardi di debito se l’indipendenza di Barcellona scricchiola, piegandola a chiedere aiuto ai palazzi del governo a Madrid. Loro che amano paragonare la loro regione alla Scozia non vogliono nessuna ingerenza da parte del governo centrale su quello che resta del bilancio perché come spiegato dal portavoce del presidente regionale catalano, Arthur Mas, i soldi che chiedono non sono altro che quelli versati dai catalani.

Eppure dicono gli operatori di mercato anche lì il gioco si sta facendo duro. Non passa giorno che Bruxelles non ricordi alla Spagna di essere pronta a staccare il primo assegno da 30 miliardi di euro destinato alle sue cajas, le casse di risparmio sventrate dai crediti gonfiati della bolla immobiliare. Dalla Moncloa però non battono ciglio: vogliono essere loro a dettare il timing. Sanno già che sulle condizioni non avranno voce in capitolo. E saranno difficili da mandar giù.

I piccoli risparmiatori spagnoli saranno le vittime numero uno della ristrutturazione degli istituti di credito. Qui incombe un pesante haircut: su quei titoli di Stato, i Bonos, che hanno sottoscritto in tempi non sospetti c’è un rischio perdita tra il 60 e l’80 per cento. Mica noccioline. Ormai è solo questione di giorni; venerdì il decreto per la riforma finanziaria e la creazione della bad bank sarà sfornato. Il ministro dell’economia, Luis de Guindos, l’ha definito ''la legislazione più avanzata e completa per prevenire future crisi'' per rafforzare l'attività di ''regolazione e supervisione'' e garantire ''una rete per evitare che si riproducano crisi bancarie in Spagna''.

Come osserva Tullia Bucco, economista di Unicredit Research, la richiesta della Catalogna si ascrive alle difficoltà delle regioni spagnole di far fronte da sole alla crisi con i propri mezzi. Come dire: non è un bel segnale. Nei prossimi mesi Madrid dovrà rimborsare qualcosa come 38 miliardi di debiti in scadenza, ha calcolato la banca dati S&Q. Il grosso è alle spalle, ma “la complessità della situazione per rispettare le esigenze di rifinanziamento resta ed è aperta a una miriade di incognite”, sottolinea l’esperta. Il budget fissato dal governo potrebbe essere più alto del prestito, le pressioni di mercato sui Bonos potrebbero tornare, la potenza di fuoco messa in campo dalla Bce, in gergo il cosiddetto bazooka, potrebbe non essere abbastanza grande da metter in fuga gli speculatori.

Una situazione che per il momento potrebbe non guastare la festa all’Italia. L’ultima prova è di questa mattina. Il Tesoro di XX Settembre ha vinto la sfida con il mercato quando ha collocato Bot a sei mesi per 9 miliardi di euro con scadenza nel 2013. Ebbene la domanda è stata sostenuta, pari a 15,24 miliardi di euro e il tasso di rendimento in calo dal 2,578% dell'asta di fine luglio all'1,585% di oggi. “E’ segno che il mercato sta mettendo meglio a fuoco le differenze nel Sud Europa”, dicono nelle sale operative. “Qui da noi il sistema bancario non conosce le falle di quello spagnolo, il debito privato e pubblico sono di tutt’altro tenore”.

Non è comunque una partita che si gioca sul velluto quella di Roma: da qui a fine anno dovranno essere trovati 143 miliardi per coprire le scadenze dei titoli di Stato. L’operazione simpatia di Monti nel pomeriggio in visita da Frau Merkel e le indicazioni arrivate da Mario Draghi con quel ''a volte possono essere necessarie misure eccezionali” c'è da scommetterci daranno un'ulteriore spinta nella direzione giusta. Quella per fare la differenza.

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