Economia

Elezioni in Francia: il possibile impatto sui mercati

La vittoria dei moderati tranquillizzerebbe gli investitori preoccupati dall'ascesa dei "No euro" di Le Pen

François Fillon, Emmanuel Macron, Jean-Luc Mélenchon, Marine Le Pen, Benoît Hamon

I cinque principali sfidanti all'Eliseo prima del dibattito tv. Da sinistra: François Fillon, Emmanuel Macron, Jean-Luc Mélenchon, Marine Le Pen, Benoît Hamon. – Credits: Ansa/EPA/PATRICK KOVARIK

Mancano quattro giorni al primo round delle elezioni presidenziali francesi, che vedranno sfidarsi i candidati europeisti e moderati (Emmanuel Macron e Francois Fillon) contro gli euroscettici rappresentati dalla candidata dell'estrema destra, Marine Le Pen.

I grandi investitori tornano a chiedersi quale potrebbe essere l'impatto del risultato delle urne (23 aprile il primo turno, il 7 maggio il secondo) sui mercati finanziari e stanno considerando in genere due grandi scenari.

Il primo è quello di una vittoria di un candidato riformista (Macron/Fillon), che garantisca una sorta di continuità con il passato. Il secondo è il cigno nero - un evento improbabile quanto sconvolgente - rappresentato dalla vittoria di Le Pen, che ha promesso in campagna elettorale l'uscita della Francia dall'euro e dall'Unione europea.

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Vincono i moderati
La vittoria di Macron, il candidato indipendente, sostenuto al secondo turno dal gollista Fillon, è l'ipotesi che piace di più agli investitori: molti esperti e gestori di fondi sono già molto ottimisti su tale esito, che sarebbe ben accolto anche a Bruxelles poiché allontanerebbe il rischio dell'uscita della Francia dall'Europa, fornendo al contempo un programma ampiamente credibile di riforme.

In questo scenario, gli esperti di Natixis Global Asset Management, il fondo di investimento della banca francese BPCE, si attendono un restringimento a 40 - 50 punti base del differenziale dei titoli decennali francesi (OAT) rispetto al Bund, parametro di riferimento per l'Eurozona, il cui rendimento potrebbe ritornare intorno a quota 0,50 - 0,60%.

A beneficiare della vittoria dei moderati in Francia, in questo caso sarebbero anche le economie dei Paesi periferici, come Italia e Spagna: lo spread sul tasso decennale italiano (di recente tornato oltre i 200 punti base) potrebbe avvicinarsi temporaneamente al tasso spagnolo (135 punti base), per poi salire nuovamente nel momento in cui gli investitori inizieranno a concentrarsi sulle prossime elezioni italiane.

L'accoppiata Macron/Fillon, oltre a rafforzare l'euro nei confronti del dollaro (verso quota 1,10 - 1,15), dovrebbe gasare anche i listini azionari del Vecchio Continente: gli analisti si attendono un rally del 10 -15%, con un premio per il mercato francese, Piazza Affari e la borsa di Madrid.

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Vince Le Pen
L'ipotesi peggiore, per chi investe o ha investito, è la vittoria di Le Pen, anche perché pare che i mercati non abbiano ancora incorporato questo scenario elettorale nei prezzi e, pertanto, il suo successo coglierebbe tutti impreparati. Non solo. Le Pen all'Eliseo, secondo Natixis, porterebbe al collasso dell'euro e a una crisi sistemica di gran parte del sistema bancario europeo che travolgerebbe l'intero sistema finanziario mondiale; una situazione, insomma, non lontana da quella innescata nel 2008 con il fallimento dell'americana Lehman Brothers.

Secondo gli analisti della banca francese, la vittoria di Marine spingerebbe il tasso del titolo decennale francese in alto di circa 150 - 300 punti base, pari a un allargamento dello spread a quota 200-250 punti base, più degli attuali livelli del Btp. La Bce non avrebbe poi molto margine di manovra per stabilizzare i mercati obbligazionari e, nel caso di rottura della zona euro, lo spread OAT - Bund potrebbe addirittura schizzare a quota 500 punti base, una sorte simile a quella del decennale italiano durante la crisi del 2011-2012.

Il titolo tedesco, d'altra parte, diventerebbe sempre più un rifugio sicuro per gli investitori e potrebbe seguire (con le prospettive di una ridenominazione in marchi) un andamento simile a quello dei tassi svizzeri, caduti in territorio negativo durante la crisi dell'area euro. L'euro, invece, subirebbe una pesante svalutazione nei confronti del dollaro (del 5 - 10%, ma anche del 20 - 30% nel caso di rottura della Ue), mentre le conseguenze sui titoli di Stato periferici sarebbero ben più pesanti.

Quanto alle Borse, nelle settimane successive al voto per Natixis non è escluso un calo di circa il 10%-15% sull'EuroStoxx, l'indice che raggruppa le 50 società a maggiore capitalizzazione, con vendite massicce di titoli bancari (da -20% a -30%). Se si verificasse la Frexit, il crollo atteso è del 25-30% sugli indici di borsa nella zona euro: da -30% a -40% per la Borsa di Parigi.

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