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Economia

Edilizia, ecco perché il settore non riparte

Secondo l’Ance, sotto accusa ci sono soprattutto i mancati investimenti pubblici, in particolare quelli dei Comuni

L’edilizia in Italia si trova in una situazione di stallo, in controtendenza con l’andamento generale dell’economia. È questo il quadro preoccupante che arriva dall’Ance, l’associazione che riunisce i maggiori costruttori nel nostro Paese. Saremmo di fronte a una sorta di crisi permanente, che ha costretto gli operatori del settore a rivedere tra l’altro al ribasso le proprie stime di crescita, valutate in un primo momento allo 0,8% e ora ridotte drasticamente a un misero +0,2%. Tra le cause principali di questa deludente ripresa dell’edilizia ci sarebbero i mancati investimenti del settore pubblico, alle prese con tagli sempre più drastici dei fondi a disposizione, e con norme sugli appalti che rendono burocraticamente sempre più complicato operare. Ma vediamoli più nel dettaglio questi elementi che non permettono per il momento al settore delle costruzioni in Italia di agganciare la ripresa.

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Primi indiziati: i Comuni
Tra i problemi più rilevanti sollevati dai rappresentati dell’Ance c’è sicuramente, come detto, quello legato al ristagno degli investimenti pubblici nel settore delle costruzioni. Eppure, le manovre del 2016 e 2017 hanno stanziato per le opere pubbliche 100 miliardi di euro in quindici anni. Il problema però è che solo poche centinaia di milioni di euro sono state spese finora. I dati, fanno sapere dall’Ance, sono molto deludenti rispetto alle attese, soprattutto per l'impossibilità degli enti locali di cogliere le opportunità derivanti dalle nuove regole di finanza pubblica, come il superamento del patto di stabilità interno. E in tema di enti locali, le istituzioni messe più sotto accusa per i mancati investimenti sono i Comuni. Basti pensare che per quest’anno i sindaci fanno segnare un calo del 13,5% degli investimenti e che dal 2008 la loro spesa in conto capitale si è ridotta addirittura del 47%.

Ristrutturazioni, magra consolazione
A far sorridere i costruttori in questi anni, ci sono state e continuano ad esserci solo le ristrutturazioni che, grazie all’importante sostegno fiscale che da tempo i governi hanno accordato a questi tipi di interventi edilizi, godono di ottima salute. E anche per il per il 2017, l'unico elemento positivo arriva proprio dagli investimenti in riqualificazione, che ormai sono il 40% del totale e aumentano dello 0,5%. La verità però è che il sistema nel suo complesso è bloccato, con le risorse che non vengono spese e i cantieri che non aprono. La produzione di nuova edilizia, annunciano con toni allarmanti dall’Ance, è al palo e l'occupazione non riparte dopo la grave perdita di oltre 600mila unità dall'inizio della crisi.

Soluzioni: le proposte dell’Ance
Per far fronte a questo quadro per nulla idilliaco e uscire dall’angolo nel quel sembra essere stata relegata, l’edilizia avrebbe bisogno di alcune importanti riforme. L’Ance ha la propria ricetta e invita ovviamente il governo a farla sua. Tra le proposte messe in campo ci sarebbe l'ampliamento e la proroga dei bonus fiscali già previsti, che dovrebbe servire a sostenere una domanda di case ad alta prestazione e a prediligere interventi di riqualificazione degli edifici, insieme alla semplificazione delle procedure urbanistiche ed edilizie, altro elemento che certamente frena non poco una ripresa vera del settore.

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Giuseppe Cordasco

Sono nato e cresciuto ad Aarau nel cuore della Svizzera tedesca, ma sono di fiere origini irpine. Amo quindi il Rösti e il Taurasi, ma anche l’Apfelwähe e il Fiano. Da anni vivo e lavoro a Roma, dove, prima di scrivere per Panorama.it, da giornalista economico ho collaborato con Economy, Affari e Finanza di Repubblica e Il Riformista.

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