Economia

Economia e benessere: Norvegia e Cina i paesi più virtuosi

Bene anche il resto dell'Europa e alcune realtà in Africa. Stati Uniti e paesi arabi in peggioramento

Cina-economia

Nanjing Road, una delle strade dello shopping più famose di Shanghai. – Credits: China Photos/Getty Images

Come si fa a misurare il benessere, si chiede The Economist? Di certo la ricchezza complessiva di una nazione non è più un indicatore valido. I paesi del Medio Oriente, ad esempio, sono famosi per i loro livelli altissimi di reddito pro-capite, ma rispetto a tante altre variabili, diritti e istruzione prima di tutto, sono molto più indietro di tante altre nazioni. Eppure, per tanti paesi la disponibilità economica è molto più importante dei diritti civili, mentre per altri democrazia ed eguaglianza valgono di più.

Ecco perché prima di provare a fare un confronto tra diverse nazioni sui livelli di benessere dovremmo metterci d'accordo su come calcolarlo. Il Boston Consulting Group ci ha provato mettendo a punto un nuovo indicatore che ha chiamato Sustainable Economic Development Assessment, o Seda, in italiano criteri per uno sviluppo economico sostenibile. Il Seda prende in considerazione tre variabili, economia, investimenti e sostenibilità. La prima fa riferimento a reddito, stabilità e livello di occupazione. La seconda a livello di sviluppo ed efficienza di istruzione, sanità e infrastrutture. Infine, la sostenibilità comprende tasso di diseguaglianza dei redditi, società civile, tipo di governo e qualità dell'ambiente.

Da quando è stata lanciata per la prima volta quattro anni fa la classifica basata su questi nuovi criteri per uno sviluppo sostenibile consegna la medaglia d'oro alla Norvegia. I paesi del Nord Europa completano sempre il podio, e le nazioni dell'Europa occidentale la top ten. I giganti del petrolio, vale a dire Emirati arabi e Qatar, quest'anno si sono piazzati rispettivamente 25 e 26esimi (su un totale di 163 nazioni incluse nello studio), mentre gli Stati Uniti sono in 19esima posizione a causa di un tasso di disuguaglianza eccessivo e di un livello di istruzione e sanità considerato piuttosto scarso.

L'Italia è molto più in basso anche degli Stati Uniti, penalizzata non tanto sul fronte infrastrutture e investimenti quanto su quello di economia-stabilità e sostenibilità. La Germania ci stacca di 20 punti, la Francia di 10, solo Spagna e Grecia sono ancora più indietro.

La nuova classifica del Boston Consulting Group ha poi un altro elemento cui vale la pena dare attenzione: nel grafico che mette in relazione paesi ricchi e poveri evidenziandone le rispettive performances, il quadrante delle nazioni ricche che stanno però rapidamente peggiorando i propri standard è sovraffollato dagli europei. Tra i paesi già poveri che non riescono a fare passi avanti svettano Iran, Pakistan, Sud Africa, Egitto e Tailandia, mentre sul quadrante delle nazioni povere ma virtuose la medaglia d'oro la conquista la Cina, seguita da Etiopia e Ruanda.

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