Economia

Dalla green economy 100.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi tre anni

È un’idea che mi ha sempre affascinato, lasciare la città per cambiare vita e trasferirmi in campagna dove stringere un nuovo rapporto con la natura. Certo, per quanto mi riguarda vorrebbe dire partire da zero essendo nato e cresciuto tra …Leggi tutto

È un’idea che mi ha sempre affascinato, lasciare la città per cambiare vita e trasferirmi in campagna dove stringere un nuovo rapporto con la natura. Certo, per quanto mi riguarda vorrebbe dire partire da zero essendo nato e cresciuto tra il cemento di Milano ma sarebbe una sfida molto accesa. A dire il vero non so se mai mi trasferirò in mezzo al verde, ma non c’è dubbio che questa prospettiva affascina molte persone.

Se fino a ieri la vita in campagna e il trasferimento da una realtà cittadina a una rurale rappresentava più che altro una scelta di vita e un cambiamento rispetto a un modello di città poco a misura di uomo, da oggi rappresenta più che mai un’opportunità dal punto di vista lavorativo. Dai dati emersi da un’analisi della Coldiretti, che ha collaborato alla redazione del rapporto 2012 di Greenitaly presentato dalla fondazione Symbola, si prevede che la green economy nei prossimi tre anni sarà in grado di offrire nelle campagne italiane oltre 100.000 posti di lavoro. Un dato che lascia piacevolmente stupiti vista la portata in termini numerici di questa stima.

Per la prima volta da dieci anni i dati sull’occupazione registrano un’inversione di tendenza nel settore dell’agricoltura e nel secondo trimestre 2012 sono aumentate del 4,2% le imprese individuali condotte da giovani under 30. Oggi nel nostro Paese sono attive 62mila imprese condotte da giovani con meno di 30 anni che nel 36,5% dei casi hanno una scolarità alta (specializzato, laureato, laureando), nel 56% media (scuole superiori) e nel 6,5% bassa (scuole medie).

Cambiano inoltre le prospettive sul futuro da parte dei giovani: dall’indagine Coldiretti/Swg circa il 50% dei giovani tra i 18 ed i 34 anni preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che fare l’impiegato in banca (23%) o lavorare in una multinazionale (19%). Una bella differenza rispetto alle generazioni passate dove il posto in banca rappresentava la migliore soluzione immaginabile. Sarà forse da prevedere una nuova ripopolazione delle campagne rispetto alla tendenza sempre più marcata negli ultimi anni che vedeva le città come punto di riferimento per le nuove generazioni?

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