Economia

Cultura e economia: le dieci mosse di Enrico Letta

Soldi ai musei, rinnovo di tax credit, fondi agli enti lirici e spazio ai giovani

Il ministro per i beni culturali Massimo Bray (Credit: Imagoeconomica)

Enrico Letta prova a imporre una svolta nell’ambito dei beni culturali e lo fa nelle 10 mosse previste dal decreto legge “Valore Cultura” approvato il 2 agosto dal Ministro per i beni culturali Massimo Bray. La speranza è che un mercato da 75,5 miliardi di euro (dati di Fondazione Symbola e Unioncamere), possa, opportunamente tutelato e valorizzato, decollare.

L’Italia vanta ben 47 siti nella World Heritage List dell’Unesco e 962 siti riconosciuti di "eccezionale valore universale". Ma il degrado in cui sono lasciati fin troppo spesso i nostri musei e siti archeologici è sotto gli occhi di tutti. Intere aree archeologiche a Pompei (su cui dopo il recente vortice di polemiche, l’Unesco ha dato un ultimatum) e a Roma vanno letteralmente a pezzi. I nostri musei d'altro canto perdono posizioni nelle classifiche mondiali: il primo tricolore nell’ultima classifica stilata dal Giornale dell’Arte con il the Art Newspaper sono gli Uffizi al 23° posto (con 1,7 milioni di turisti), superato non solo dal Louvre ma perfino dal National Palace di Tapei (all’ottavo posto con 4,3 milioni di turisti).

Letta si propone di cambiare questo stato di cose. "La cultura è il cuore del nostro Paese e la possibilità di attrarre investimenti è una delle nostre priorità" ha dichiarato in merito il Premier.  Ecco le dieci disposizioni che dovrebbero concorrere a valorizzare, almeno nelle intenzioni, il nostro patrimonio:

1) Largo ai giovani. Alcuni spazi statali e demaniali saranno affidati alla gestione di artisti under 35, sulla base di bandi pubblici a rotazione semestrale.

2) Opportunità di lavoro. Saranno selezionati 500 laureati under 35 per procedere all’inventario e alla digitalizzazione del patrimonio.

3) Donazioni incentivate. Chi investe in cultura paga meno tasse. Le donazioni sono oneri deducibili dal reddito (per le imprese) o detraibili dall’imposta sul reddito (per persone fisiche). Per importi fino a 5mila euro, poi, le donazioni potranno essere effettuate senza oneri e con piena deducibilità.

4) Più soldi ai musei. Gli introiti della vendita dei biglietti e i proventi del merchandising torneranno interamente al ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e non più solo in minima parte, come previsto dalla Finanziaria del 2008 che assegnava gran parte dei proventi al ministero dell'Economia. Con questi fondi saranno gestite al meglio le aperture museali.  

5) Tutela di Pompei. Il decreto dà il via libera a un’unità che coordini l’attività e i progetti sull’area così da potenziarne le attrattive turistiche. Pompei avrà un direttore generale. L’obiettivo è quello di concludere il progetto Grande Pompei (restauri e valorizzazione del sito) entro il 2015. Di più: Pompei, Ercoloano e Sabia avranno una Sovraintendenza speciale, separata da quella archeologica di Napoli.

6) Nuovi stanziamenti. Per il completamento dei Nuovi Uffizi saranno stanziati 8 milioni di euro mentre per la realizzazione della sede del Museo della Shoah a Ferrara ne sono stati predisposti 4. Per una serie di siti che necessitano di interventi urgenti saranno stati previsti 2 milioni di euro.

7) Salvataggio per le Fondazioni lirico-sinfoniche in crisi. Le Fondazioni in stato di crisi potranno accedere a un fondo di 75 milioni di euro, che sarà gestito da un commissario straordinario. Per accedervi, le Fondazioni dovranno presentare entro 90 giorni un piano industriale di risanamento; ridurre fino al 50% il personale tecnico amministrativo; interrompere i contratti integrativi. Sarà poi previsto l’obbligo del pareggio di bilancio, l’applicazione delle norme del codice dei contratti pubblici e l’obbligo di cooperazione tra le Fondazioni e di condivisione di programmi e spettacoli.

8) Cinema italiano in salvo. Il governo ha rifinanziato il tax credit (ovvero la possibilità di investire nella produzione di un film e ottenere un credito d’imposta pari al 40% di quanto versato fino ad un massimo di 1 milione di euro) per incentivare gli investimenti nelle produzioni cinematografiche nel Paese. L’esecutivo ha garantito una cifra pari a 90 milioni di euro sul 2014 e il 2015.

9) Salvagente ai teatri. Gli enti culturali vigilati dal Ministero dei Beni culturali e i teatri stabili pubblici non dovranno più effettuare i tagli orizzontali sulle spese relative a pubblicità e tournée com'era stato invece previsto dalla spending review del Governo Monti. Previsto poi un sistema di ripartizione delle risorse basato su criteri di trasparenza e di efficienza delle gestioni.

10) Musica per tutti. Sarà introdotto un tax credit pari a 5 milioni sulla musica per promuovere le opere prime e seconde di artisti emergenti senza distinzione di genere.

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