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Economia

Crisi europea, l’austerity a lungo paga

Il fiscal compact è la premessa per la crescita che deve procedere con il rafforzamento del mercato interno, della Bei, l'introduzione degli Eurobond, il reindirizzo dei fondi strutturali e una politica monetaria espansiva. Ecco la proposta di Pier Carlo Padoan, capo economista e vicedirettore generale dell'Ocse

Il Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo agli affari economici e monetari ed euro Olli Rehn e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti (Credits: Mauro Scrobogna/LaPresse)

Questo intervento di Pier Carlo Padoan è uno dei cinque raccolti su Panorama (numero 24) in uno speciale dal titolo "Volete Crescere? Leggete qui" dove si fa il punto sulle quattro settimane decisive per l'euro, con le riflessioni e i suggerimenti pratici di cinque esperti internazionali: oltre a Pier Carlo Padoan, Nani Beccalli Falco, Michele Boldrin, Ester Faia, Dante  Roscini. Con un obiettivo: avere una visione globale su cosa accade all'Europa. E come uscire dalla crisi. (Qui gli articoli raccolti nella nostra P-Story )

L’economia globale sta provando a ritrovare la via della crescita. Ci stanno riuscendo i paesi emergenti che sono stati scalfiti solo in parte dalla crisi globale e possono recuperare terreno rispetto ai paesi avanzati da cui importano capitali e tecnologia.

Segni di ripresa si vedono negli Stati Uniti, dove la domanda privata cresce più di quella pubblica, trainata dalla ripresa della fiducia, dal miglioramento sul mercato del lavoro e dal rafforzamento dei bilanci delle famiglie.

Assai diverso il quadro nell’area euro. L’eurozona denuncia una crescita zero nel 2012 che nasconde profonde differenze: crescita positiva e sostenuta in Germania e nei paesi nordici, crescita negativa nel Sud, Italia compresa. La crescita in Europa non potrà riprendersi stabilmente fino a che questo squilibrio non sarà risanato. Ciò richiede una politica a due livelli: dei singoli paesi e dell’Europa. (Quasi) tutti i paesi devono continuare nel consolidamento fiscale.

Prima o poi, ci dice l’esperienza, un debito troppo alto ridurrà drasticamente la crescita. Il consolidamento fiscale ha effetti negativi sulla domanda nel breve periodo ma può sostenere la crescita modulando la composizione di spese e imposte.Tutti i paesi (anche la Germania) hanno poi bisogno di migliorare la competitività con riforme che aumentino la concorrenza. I paesi del Sud (Italia compresa) hanno bisogno di abbattere i costi del lavoro.

Ciò sarebbe più facile se i paesi del Nord (Germania compresa) facessero crescere i salari, sostenendo così i consumi e la domanda interna.

A livello europeo l’adozione di un fiscal compact pone le premesse per avviare un pacchetto per la crescita che dovrebbe contenere i seguenti elementi:

a) un deciso rafforzamento del mercato interno, soprattutto nel settore dei servizi e della innovazione;

b) un aumento della capacità della Banca europea degli investimenti a finanziare interventi nelle infrastrutture;

c) la progressiva introduzione di eurobond;

d) un reindirizzo dei fondi strutturali;

e) un ulteriore allentamento della politica monetaria e un uso più esteso delle risorse della Bce per interventi nei segmenti sensibili dei mercati finanziari.

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Pier Carlo Padoan è capo economista e vicedirettore generale dell’Ocse

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