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Economia

Crisi, 165mila posti di lavoro nelle mani di Passera

Al momento sul tavolo del ministro sono 131 le vertenze di aziende in difficoltà. Un’urgenza drammatica per evitare di aumentare la disoccupazione

Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera (Mauro Scrobogna /LaPresse)

La crisi economica non è certo andata in vacanza e, alla ripresa delle attività politiche, sui tavoli tecnici del governo si ritrovano in particolare le tante situazioni di aziende in crisi che minacciano di allungare la lista di lavoratori disoccupati. In particolare presso il ministero dello Sviluppo economico, il ministro Corrado Passera già accumula sulla sua scrivania una lista di ben 131 vertenze industriali. Casi di aziende a rischio appartenenti un po’a tutti i settori industriali e il cui futuro imprenditoriale si lega a quello lavorativo di circa 165mila dipendenti. E ci riferiamo ovviamente alle vicende che hanno assunto rilevanza tale da finire nelle mani del governo.

Ma di situazioni di crisi che si stanno già manifestando a livello locale ce ne sono ancora a centinaia e presto le conseguenze si faranno sentire. A lanciare l’allarme è stata in particolare la Cgil che ha effettuato una sorta di monitoraggio di tutti i singoli casi di crisi che coinvolgono aziende e lavoratori. Eventi che rischiano, nel migliore degli scenari, di risolversi in nuova cassa integrazione, una condizione che al momento già riguarda circa 500mila lavoratori. L’esito peggiore invece potrebbe essere la mobilità, con la definitiva disoccupazione per migliaia di lavoratori che andrebbero ad ingrossare le fila di chi già attualmente si trova senza lavoro.

E’ per questo che affrontare e cercare di risolvere le varie controversie aziendali che si stanno accumulando, sarà nei prossimi mesi certamente uno dei compiti più urgenti per il ministro Passera. A preoccupare infatti non ci sono solo gli episodi emblematici di Fiat e Ilva , di cui pure molto si è parlato in queste settimane, ma tante altre vicende, altrettanto significative, se non altro per il numero rilevante di dipendenti il cui posto di lavoro rischia di svanire. Di seguito una carrellata di alcune di queste storie relative a svariati settori produttivi:

Elettrodomestici
Electrolux. Il piano sociale che prevedeva 30mln di euro di investimenti per evitare circa 800 licenziamenti negli stabilimenti di Porcia (PN) e Susegana (TV), è rimasto sulla carta. In totale sono 230 le persone uscite dalle due fabbriche, mentre i restanti 500 lavoratori in esubero e da ricollocare sono in Cassa integrazione straordinaria a rotazione.

Indesit. E’ stata annunciata la chiusura del sito di None (Piemonte) per trasferire la produzione di lavastoviglie in Polonia. Si tratta della terza chiusura in pochi mesi, dopo Brembate e Refrontolo. In bilico ci sono 360 lavoratori per i quali la Cassa integrazione è in scadenza.

Chimica
Nuova Pansac. Si cercano acquirenti per salvare l'azienda. Intanto 735 lavoratori sono in Cassa integrazione straordinaria. Si attende un bando di vendita per trovare acquirenti che rilancino l'azienda acquisendo tutta o buona parte del Gruppo

Farmaceutica
Sigma Tau. L'azienda non ha ancora presentato il nuovo piano industriale, ma solamente quello di ridimensionamento. Intanto nello stabilimento di Pomezia (Lazio) è stata raggiunta a febbraio una intesa sulla Cassa integrazione che coinvolge circa 400 lavoratori.

Metallurgia
Alcoa. Dopo il ritiro delle annunciate procedure di mobilità con l'accordo raggiunto il 27 marzo scorso, si è aperto un percorso per la possibile cessione ad altre società dello stabilimento Alcoa di Portovesme. Nella vicenda che riguarda circa mille lavoratori tra diretti e dell'indotto, tra i nodi da sciogliere affinché possa avvenire la cessione dell'attività ci sono anche i costi delle bonifiche ambientali e quelli dell'energia, oltre alle garanzie occupazionali.

Mobile e imbottito
E’ una crisi particolarmente profonda quella che sta investendo il distretto del mobile imbottito della Murgia, tra Matera, Bari e Taranto. Erano 500 le aziende che occupavano 14mila lavoratori oggi sono un centinaio e danno lavoro a circa 6mila addetti, il tutto con un utilizzo della Cassa integrazione che ormai è strutturale (90%). Tra i casi più eclatanti quello della Natuzzi. La società ha comunicato ai sindacati la volontà di richiedere la Cassa integrazione a zero ore per 1.300 dipendenti (su 2.700 totali), riducendo da otto a sei le ore giornaliere di lavoro per tutti i dipendenti in servizio.

Ict
Nokia/Siemens. E’ stata aperta la procedura di licenziamento per 445 dipendenti su 1.104 al lavoro in Italia. Nel dettaglio chiudono le sedi di Catania e Palermo (32 esuberi) e viene ridotto il personale delle altre con 367 tagli a Milano, 40 a Roma e 6 a Napoli.

Auto
Non c’è solo Fiat, con gli stabilimenti già chiusi a Termini Imerese e Flumeri. Preoccupante tra le altre è anche ad esempio la situazione della Om Carrelli elevatori di Bari. Dopo la decisione dell'azienda di trasferire la produzione ad Amburgo è stato trovato una accordo tra le parti per la Cassa integrazione per due anni per i 274 dipendenti dello stabilimento, che è stato messo a disposizione della Regione o degli imprenditori che volessero subentrare.

Ceramica:
Richard Ginori. La storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino è stata messa in liquidazione. Sono state avviate le procedure per attivare la Cassa integrazione straordinaria per circa 337 lavoratori.

Elettronica
Videocon. Il Tribunale di Frosinone ha dichiarato il fallimento della Vdc Technologies di Anagni, ex leader mondiale nella produzione di cinescopi passata sette anni fa dai francesi Thompson agli indiani Videocon. Sono 1.350 i lavoratori a rischio e attualmente in Cassa integrazione straordinaria fino a dicembre.

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