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Economia

Corea: perché le vendite di preservativi hanno subito un'impennata

La corte costituzionale ha bandito il reato di adulterio in vigore dal 1953 e i produttori ringraziano

Le azioni della Unidus Corp, la più grande azienda produttrice di lattice e preservativi della Corea del Sud, hanno registrato un’impennata del 15%, raggiungendo il limite massimo giornaliero previsto dalla Borsa di Seul. Dietro le quinte della performance non c’è una formidabile campagna di marketing o a una minaccia di scarsità della materia prima. Il risultato, in realtà, è dovuto al pronunciamento della corte costituzionale che ha derubricato l’adulterio come reato, riferisce Business Insider.

 La legge sull’adulterio è stata varata nel 1953 per proteggere le donne in una società dominata dagli uomini in cui il divorzio non era diffuso, rendendo l’infedeltà coniugale punibile con il carcere. Da che è entrata in vigore, diverse migliaia di coniugi coreani hanno denunciato ogni anno l’adulterio, anche se ultimamente le carcerazioni si erano ridotte. Secondo i pubblici ministeri, infatti, 892 persone sono state incriminate con l’accusa di adulterio lo scorso anno, ma nessuno è stato incarcerato, mentre nel 2004, sono state oltre duecento le persone finite in carcere per questa ragione.

Adesso, i giudici della corte hanno trovato la legge anacronistica e in controtendenza alla rapida di modernizzazione del Paese. “La legge è incostituzionale in quanto viola i diritti delle persone di prendere le proprie decisioni in relazione al sesso, alla segretezza e alla libertà della propria vita privata”. Una radicale inversione di opinioni, visto che nel 2008 la corte costituzionale aveva invece difeso la legge, citando come motivazione il fatto che l’adulterio debba essere considerato dannoso per l’ordine sociale. Un ruolo nel cambio di prospettiva potrebbe essere stato giocato anche da Noel Biderman, ceo dell’azienda canadese AshleyMadison.com, sito di incontri per persone sposate che si è fatto conoscere con il claim: “La vita è corta. Fatevi una storia” e che conta oggi oltre 33 milioni di iscritti in 35 Paesi. La scorsa primavera e nonostante le polemiche, AshleyMadison.com aveva aperto una vetrina digitale in Corea, dove nella prima settimana ha registrato 46mila iscrizioni, con l’obiettivo di arrivare a 500mila, ovvero all’1% della popolazione. 

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