Economia

Le conseguenze economiche della vittoria di Benjamin Netanyahu

In Israele povertà e disuguaglianza continueranno a crescere a ritmi esponenziali

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Il leader israeliano Benjamin Netanyahu – Credits: JACK GUEZ/AFP/Getty Images

Benjamin Netanyahu ha vinto. Anzi, ha stravinto, perché è riuscito con una rimonta che è andata contro ogni pronostico ad assicurarsi una maggioranza sufficiente per formare un governo di centrodestra, e non di unità nazionale. Il leader israeliano rafforza quindi la sua posizione anche rispetto ai risultati del 2013, grazie a una delle tornate elettorali più rappresentative della storia del paese, che registrato un'affluenza record del 71,8%.

Eppure erano in tanti ad aver immaginato (e probabilmente anche sperato) che il Fronte Sionista di centro sinistra di Isaac Herzog, che si è aggiudicato 24 seggi, quindi cinque in meno rispetto al suo rivale, avrebbe avuto la meglio. 

Come spiega Paul Krugman dalle colonne del New York Times, la popolazione avrebbe avuto ottimi motivi per cogliere l'occasione offerta da queste elezioni anticipate e sbarazzarsi di Netanyahu. E non soltanto per limitarne le posizioni sempre più intransigenti in merito al processo di pace con i palestinesi, al programma nucleare iraniano e alla gestione della minaccia derivante dal terrorismo islamico, ma anche per un ben più banale tornaconto economico

Israele non ha problemi di crescita, anzi: è riuscita a superare abbastanza bene gli anni più duri della crisi economica, in un'ottica di lungo periodo è cresciuta molto più velocemente di tante altre economie avanzate, ed è riuscito anche a trasformarsi in un hub tecnologico di tutto rispetto. Il punto è che una grossa fetta del paese ha pagato un prezzo troppo alto per questa trasformazione. La porzione di popolazione che dispone di un reddito inferiore alla media nazionale in poco meno di 15 anni è raddoppiata, passando dal 10,2 al 20,5 per cento. La percentuale di bambini che vive in condizioni di povertà è aumentato di ben quattro volte, passando dal 7,8 al 24,4 per cento. 

Secondo alcuni dati diffusi da Bank of Israel, sono circa venti le famiglie che controllano che compagnie da cui dipende circa la metà del valore complessivo della borsa locale, situazione che sta creando un livello di concentrazione di ricchezza, opportunità e benessere, oltre che di corruzione, che in questa nazione non ha precedenti.

Dal momento che si tratta di un problema politico, perché di fatto Israele ha deciso volontariamente di smettere di occuparsi dei poveri, aiutandoli molto meno di quanto facciano tante altre nazioni avanzate, Stati Uniti inclusi, è impossibile non attribuire a Netanyahu la responsabilità di questa evoluzione che premia troppo le classi dei privilegiati. Ed è anche per questa ragione che dovremmo fare molta attenzione a come cambierà il paese negli anni a venire. Perché anche se oggi è stata riconfermata la fiducia alla destra, è molto difficile che quest'ultima possa durare per un intero mandato. 



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