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Economia

Compagnie aeree italiane in crisi

Una crisi annunciata: i conti in rosso dell'industria italiana del volo

La crisi dell’industria italiana del volo è esplosa ad agosto con il caso Wind Jet. Ma i segnali c’erano già in primavera: peccato non sia stato ancora convocato dal governo il tavolo di confronto richiesto fin dal maggio scorso dall’Assaereo, associazione confindustriale delle compagnie. Anche il presidente dell’Enac (l’ente che controlla il trasporto aereo) Vito Riggio ha lanciato l’allarme: tutto il settore «è a rischio di scomparsa». Il caro carburanti sta dando un’ulteriore mazzata alle compagnie italiane, già provate dalla crisi economica che ha ridotto i passeggeri. Dai bilanci emerge che il gruppo Alitalia ha ridotto la perdita l’anno scorso a 69 milioni (erano 168 nel 2010) mentre è esploso a 110 milioni il rosso del gruppo Meridiana, che in precedenza aveva acquisito Eurofly e Air Italy.

Paradossalmente più contenuta la perdita della Wind Jet: è per l’esattezza di 13,787 milioni, però nel dissesto c’è anche un debito stimato oltre 140 milioni. Inoltre va ricordato che il presidente della Wind Jet, Antonino Pulvirenti, per 10 milioni di euro nel 2009 ha venduto alla compagnia aerea il marchio fino allora detenuto attraverso la sua società Meridi, attiva nei supermercati.

Sono più contenute le perdite di Blue Panorama (5,5 milioni) e Mistral Air, compagnia posseduta al 100 per cento dalle Poste, in rosso di 1,8 milioni su un fatturato di 110: «Abbiamo raddoppiato il giro d’affari rispetto al 2008 e contenuto la perdita che allora superava i 7 milioni» precisa Riccardo Sciolti, amministratore delegato della Mistral Air. Fanno eccezione al rosso la piccola Belle Air Europe (da una perdita di 780 mila nel 2010 quest’anno registra un utile di 385 mila euro), lanciata in Italia dalla low cost albanese Belle Air, e la Neos del gruppo Alpitour, che vanta un risultato positivo netto di 12,1 milioni su un fatturato lordo di 228. Un bilancio attivo ottenuto chiedendo un altissimo livello di produttività al personale, tanto che gli assistenti di volo sono soprannominati malignamente «Neuros».

«In Neos il personale navigante è rimasto quello di 10 anni fa, c’è un forte spirito di gruppo: vorremmo essere perfetti e non ci riusciamo» ribattono alla compagnia guidata da Lupo Rattazzi (che è anche presidente dell’Assoaereo). «Malgrado la crisi dei charter, vendiamo direttamente ai tour operator e stiamo recuperando sull’Egitto, abbiamo ripreso i voli per Tunisia e Turchia e andiamo anche in Giordania» aggiungono alla Neos.

Dopo anni di fallimenti e di salvataggi (come quello dell’AirOne assorbita nell’Alitalia) le compagnie aeree italiane più che di aiuti dallo Stato avrebbero bisogno di evitare la concorrenza delle low cost per non andare fuori mercato. Il problema non esiste con la EasyJet: la compagnia inglese applica le stesse regole fiscali e contrattuali degli operatori italiani e nel 2011 ha avuto il primato del numero di passeggeri sui voli low cost sia italiani, Milano Malpensa-Napoli, sia internazionali, Milano Malpensa-Parigi. Ma con la Ryanair la questione è ormai diventata esplosiva.

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