Economia

Come l'Australia taglia il debito tassando i ricchi

Aliquota al 49 per cento per chi guadagna l'equivalente di 122mila euro l'anno 

Il Primo Ministro australiano Tony Abbott – Credits: Stefan Postles/Getty Images

"Una finanziaria per l'Australia": sono queste le parole che ha usato Tony Abbott per convincere il paese della necessità di adottare "quelle misure necessarie ad affrontare l'emergenza budget che sta attraversando il paese. "Ci vuole uno sforzo collettivo per risanare la situazione. Qui non si parla di misure a favore dei poveri o dei ricchi, ma di un'emergenza nazionale che dobbiamo affrontare tutti insieme. "E' giusto", ha continuato il Premier australiano, "che le persone più benestanti -come me- contribuiscano in maniera significativa al risanamento del deficit. [...] Tutti sanno che siamo in una situazione molto difficile, e talvolta per raggiungere benefici a lungo termine c'è bisogno di misure penalizzanti a breve scadenza".

Quindi insomma, a dispetto dell'immagine di paese dei balocchi che l'Australia ama dare di se' i problemi ci sarebbero anche qui. E' da anni che Canberra ha un problema di deficit (ha raggiunto addirittura il 3 per cento!), e dopo le difficoltà economiche dell'ultimo periodo il governo si è forse reso conto che è arrivato il momento di affrontarlo. Prima che sia troppo tardi. E così taglia, taglia tanto, tutto, e tassa, in particolare la classe media e i ricchi. Vale a dire la fetta più grossa della popolazione. Consolandola dicendo che si tratta di misure urgenti, necessarie, ma temporanee

Il problema è che il debito dell'Australia sta crescendo un po' troppo in fretta, e l'esecutivo di centro destra di Abbot eletto appena un paio di mesi fa vorrebbe tornare a una situazione di surplus di bilancio il più presto possibile. Magari anche in poco più di due anni. Per farlo, però, dice di aver bisogno dell'aiuto di tutti, e in particolare della classe media e dei ricchi, le categorie "più facilmente tassabili".

Attenzione: il debito australiano è in crescita secondo i parametri dell'isola, dove la soglia del 14 per cento non veniva superata dalla fine degli anni '90, perché dal punto di vista delle altre nazioni sviluppate un livello di debito così basso è certamente invidiabile.

Il problema del governo, però, non è tanto il debito quanto il tasso di crescita. Che per il 2014/15 rischia di assestarsi su un "misero" 2,5 per cento, ma dovrebbe comunque recuperare nel biennio successivo, grazie ad un aumento di almeno un punto percentuale. La vera priorità, quindi, non è tanto spendere di meno ma spendere meglio.

Non si contano ormai le proiezioni che vedono il futuro dell'Australia sempre meno roseo a causa della riduzione delle importazioni di materie prime da parte della Cina da un lato e l'aumento del costo del lavoro che indirettamente frena lo sviluppo industriale dall'altro. Quindi se è vero che il settore minerario non potrà continuare a lungo a fare da motore allo sviluppo nazionale, spetta alla squadra di Abbott il compito di spostare la crescita su altri comparti. Investendo e riducendo la pressione fiscale sulle aziende.

E le tasse sui ricchi? Forse, la nuova aliquota al 49 per cento (due punti in più rispetto al passato) per i redditi equivalenti a 122mila euro all'anno e l'aumento dell'età pensionabile da 65 a 70 anni (entro il 2035) sono solo strumenti indiretti per far capire agli australiani che gli anni della crescita trainata dall'indebitamento sono finiti, e che per evitare di soffrire il paese deve adottare uno stile di vita, e di consumi, più stabile e virtuoso.  

Mentre il paese cerca un modo per ridurre il debito e ripartire e gli australiani imparano a evitare di spendere più di quello che guadagnano, il governo aumenta gli investimenti nelle industrie che contano, appoggia nuovi piani di privatizzazione, costruisce infrastrutture e aumenta anche il budget per la difesa, perché il paese, dice, non si sente più così sicuro.  

 

 

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Lavorare in Australia, tre strade per farlo

Visto per vacanza-lavoro, visto indipendente o iscrizione in liste autorizzate. Tre modi di tentare la fortuna nella terra dei canguri che nel 2012 ha rilasciato 65mila visti a cittadini italiani

Vivere in Australia, 5 miti da sfatare

L'inglese non si impara sul posto, il working holiday visa non garantisce un lavoro stabile, nemmeno dopo il rinnovo. Entrare da turisti non conviene, e non tutti fanno fortuna

Commenti