Mps corre verso la nazionalizzazione annunciata

Via Alessandro Profumo, il Monte dei Paschi di Siena viene nazionalizzato “temporaneamente” sotto la presidenza di Lorenzo Bini Smaghi il quale ha detto e scritto (anche sul Financial Times) che un intervento dello stato nelle banche in difficoltà sarebbe diventato …Leggi tutto

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Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, con il presidente di Confindustria Toscana, Antonella Mansi, all'assemblea annuale di Confindustria Firenze, questo pomeriggio 29 giugno 2011. ANSA/CARLO FERRARO

Via Alessandro Profumo, il Monte dei Paschi di Siena viene nazionalizzato “temporaneamente” sotto la presidenza di Lorenzo Bini Smaghi il quale ha detto e scritto (anche sul Financial Times) che un intervento dello stato nelle banche in difficoltà sarebbe diventato inevitabile. La Fondazione ridimensiona la sua presenza e salva una parte del patrimonio. Il ministro del Tesoro converte in azioni i Monti bond (ben 4 miliardi di euro) a spese dei contribuenti. La cordata di  fondazioni che, sotto la guida di Giuseppe Guzzetti cerca di prendere il controllo della banca senese si scioglie, anche perché la Banca d’Italia (e dietro di lei c’ è anche Mario Draghi) vuole riportare questi ircocervi creati da Giuliano Amato alla loro originaria ragion d’essere. A un anno dal crac, è questo lo scenario più probabile del nuovo palio di Siena, un palio economico e politico, italiano ed europeo.

E’ sempre imbarazzante citarsi, ma su Panorama lo avevo scritto nel febbraio scorso; non per fare il menagramo, ma perché fin dall’inizio sembrava improbabile che Mps potesse restituire il megaprestito dello stato. La cura Profumo deve ancora produrre i suoi frutti e s’attendono migliaia di licenziamenti contro i quali erigono le barricate tutti i poteri senesi ,a cominciare naturalmente dai sindacati. Il titolo in borsa balla sull’orlo del baratro. Sorvolano le Alpi, scendendo verso gli Appennini, le aquile, i falchi e i corvi d’Europa. Non escluso quel Banco di Santander che ha contribuito a rovinare Mps incassando per Antonveneta il 50% in più di quel che l’aveva pagata e incamerando tutta la cassa sulla quale, ingenuamente, contavano gli uomini di Mussari per ripagare l’acquisizione. Sarebbe uno scandalo e una beffa, ma gli affari sono affari.

Naturalmente nessuno vuole la nazionalizzazione. Non la sostiene il governo Letta: il ministro Saccomanni, che ha cercato una mediazione fino all’ultimo, nega che possa essere all’ordine del giorno. La respinge Antonella Mansi, presidente della fondazione Montepaschi, la grande nemica di Profumo, spalleggiata dal sindaco di Siena, Bruno Valentini, un renziano che vorrebbe liquidare la spinosa e pesante eredità di Massimo D’Alema e Giuliano Amato, i referenti politici dei vertici bancari per quasi vent’anni. E non la propugna nemmeno Matteo Renzi: il nuovo capo del Pd si schermisce dicendo che di Mps è meglio non parlare. Ma pensarci, questo sì, chi lo può impedire. Quanto all’Unione europea ha già messo le mani avanti. Lo stesso ha fatto la Bce.

Insomma, al capezzale del malato s’aggirano tanti medici e altrettanti untori, si giocano partite politiche locali e nazionali, guerre di potere finanziarie ed economiche. Mps salvata e ricapitalizzata da un consorzio internazionale di banche, trasformandola in public company (insomma il modello Profumo) sarebbe ben vista a Bruxelles e a Francoforte, anzi sembra la prova generale di un riassetto del sistema bancario che soffre in tutta Europa. Anche per questo si sono mosse le fondazioni italiane sotto la bandiera dell’interesse nazionale. E si muove quell’intreccio di interessi che resta forte e radicato attorno a Mps, nonostante i durissimi colpi ricevuti. Se questo è lo scenario, se così tanti e potenti sono i protagonisti, è difficile che il governo non venga portato in scena in modo più diretto. Non sappiamo fare profezie, ma a pensar male molto spesso ci s’azzecca.

 

 

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