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Economia

Che fine hanno fatto i "banchieri della crisi"? Liberi e arricchiti

Responsabili a vario titolo della crisi dei mutui di cinque anni fa, continuano a lavorare nel mondo finanziario e fanno soldi

L'insegna nella sede di Lehman Brothers, simbolo della bolla dei mutui subprime, che ha innescato la crisi 5 anni fa. (Credits: AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Erano stati ribattezzati i "banchieri della crisi". Sono coloro che 5 anni fa furono convolti nello scadalo dei mutui subprime, i mutui concessi senza garanzie reali, che innescarono l'inizio di una crisi finanziaria senza precedenti. Ma di quello scandalo non sono rimaste altro che le pesantissime conseguenze sui mercati economici di mezzo mondo. Il vero scandalo è infatti che loro, responsabili a vario titolo dei fallimenti di grandi colossi come Lehman Brothers, che a loro volta hanno "contagiato" negativamente altre societa' e istituti, sono ancora in circolazione. E fanno soldi, molti soldi. Proprio l'ex amministratore delegato di Lehman Brothers, Richard Fuld, infatti, dopo il crack non ha subito una condanna. Non ha neppure dovuto fare i conti con le umiliazioni o i disagi di chi perde il lavoro. Quello conosciuto come "il gorilla di Wall Street" non ha neppure dovuto cambiare settore di impiego.

Dopo il fallimento della LB ha infatti lavorato per un fondo di investimenti, la Matrix Advisor, un hedge fund che appunto spreme valore da una societa', salvo poi abbandonarla per cercarne un'altra con la quale ripetere l'operazione.

A "dare la caccia" agli ex big della finanza che hanno concorso a innescare la crisi economica attuale e' stato il quotidiano economico tedesco Handelsblatt, che ha stanato, ad esempio, anche Maurice Greenberg, amministratore delegato di Aig, ovvero la ex piu' grande compagnia assicurativa del mondo. Sull'orlo del crack dopo il crollo di Lehman Brothers, la compagnia venne salvata dallo Stato americano, che sborso' 180 miliardi di dollari, 5 anni fa. Oggi l'ex manager continua imperterrito non solo a lavorare, ma lo fa per la societa' di private equity CV Starr & Co. Per cosa sta CV Starr? Si tratta delle iniziali di Cornelius Vander Starr, ovvero il fondatore della societa', nonche' ex numero uno proprio della Aig.

Insomma, gli Usa e i contribuenti americani hanno pagato per salvare il salvabile, mentre il responsabile del tracollo della compagnia ha messo in piedi un nuovo colosso, continuando a svolgere praticamente lo stesso lavoro e sicuramente con uno stupendio almeno pari a quello del precedente "incarico".

Caso analogo per Adam Applegarth, gia' amministratore delegato della Northern Rock, la banca fuori dalle cui filiali, a Londra, si formarono nel 2007 lunghe code di risparmiatori che attendevano di ritirare i propri soldi. L'istituto, che aveva puntato tutto sui mutui, venne salvato solo grazie alla nazionalizzazione. Applegarth, invece, e' prima passato al fondo hedge Apollo Management, per poi "mettersi in proprio", fondando la Beechwood Property Management con il figlio Greg, specializzata in gestione immobiliare.

Ha ridimensionato un pochino le proprie aspettative (forse e solo per il momento) Kathleen Corbet, ex presidente di Standard & Poor's. Dopo il 2007 ha lasciato la societa' di rating per lavorare in una piccola banca di investimenti che si occupa del settore energetico. Quanto a Fred Goodwin, ex Ad della Royal Bank of Scotland, ribattezzato "peggior banchiere al mondo", dopo aver costretto alla nazionalizzazione del colosso banacario, si e' visto togliere il titolo di "sir" (ambitissima onorificenza britannica) e si e' rassegnato alla pensione, a soli 50 anni. Percepisce 703 mila sterline all'anno, pari a 1.004.500 euro, oltre 83.700 euro al mese, circa 2.790 euro al giorno.

E che dire di Alan Greenspan, presidente per quasi 20anni della Federal Reserve (1987-2006), la banca centrale americana, e responsabile della bolla dei mutui subprime, con la sua politica dei tassi molto bassi. Greenspan, lungi dall'andare in pensione, e' consulente della Picmo, uno dei piu' importanti gestori di fondi al mondo.

Il paradosso, poi, si raggiunge quando si legge che l'ex Ad di Merril Lync, Stan O'Neil, oggi fa parte di un altro consiglio di amministrazione: quello della Alcoa, lo stesso gigante dell'alluminio al centro delle cronache italiane per la decisione annunciata di dismettere l'impianto di Portovesme in Sardegna. Decisione che ha scatenato le proteste degli operai, che forse però sarebbe ancora più furenti se sapessero che O'Neil, per lasciare la banca d'affari americana ha ottenuto una buonuscita da 160 milioni di dollari. Lui che, ai tempi della Merril Lync fece discutere per la richiesta di avere una guardia del corpo solo per chiamare l'ascensore. C'è da giurare che se oggi incontrasse qualcuno dei dipendenti dell'Alcoa gliene servirebbe più di una!

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