Economia

Banche: le conseguenze involontarie dell’anti-terrorismo

Nel tentativo di tagliare i finanziamenti internazionali ai terroristi, i flussi di denaro prendono strade alternative e non tracciabili

La vetrina rotta di un servizio di trasferimento di denaro ad Atene – Credits: Oli Scarff/Getty Images

La scorsa estate, la britannica Barclays Bank ha dato sessanta giorni di tempo a 250 clienti negli Stati Uniti per chiudere il proprio conto, riferisce Foreign Affairs.com . Si trattava, per la maggior parte, di società specializzate in trasferimenti di denaro all’estero, quel genere di agenzie a cui fanno riferimento gli immigrati per inviare una parte dei loro compensi alle famiglie che sono rimaste a casa. Considerato che la banche internazionali non hanno sedi in Paesi come la Somalia o in Bangladesh, queste agenzie rappresentano l’unico modo per trasferire denaro.

D’altra parte, regolamenti più restrittivi approvati dal governo americano nel tentativo di combattere il terrorismo tagliando i finanziamenti, hanno obbligato le banche ad assicurarsi che i propri correntisti non violino le regole, pena il pagamento di multe salate. Una delle prime mosse dell’amministrazione di George Bush all'indomani dell'11 Settembre, infatti, è stato il Decreto 13224 che ha introdotto nuove regole, pratiche e multe per il sistema bancario nella lotta al terrorismo internazionale. Mentre non esistono prove che queste misure abbiano effettivamente toccato sul vivo il terrorismo, le banche hanno abbandonato clienti e operazioni che, in qualche modo, potevano prestarsi a finanziare attività illecite. 

La mobilitazione da parte di organizzazioni no-profit, politici e star dello sport non si è fatta attendere contro la decisione di Barclay, accusata di mettere in pericolo una fonte di sostegno per stati poveri e fragili. La Somalia, per esempio, riceve più soldi dall’estero rispetto a quanto ne incassi dai sussidi allo sviluppo e, secondo i dati della Banca Mondiale, i Paesi in via di sviluppo sono i destinatari di oltre quattrocento miliardi di dollari l’anno da parte di familiari che lavorano nei Paesi più avanzati. Non sono stati solo i servizi finanziari a risentire di queste misure, molte Ngo – soprattutto quelle che lavorano in aree considerate a rischio – hanno assistito alla chiusura parziale o totale dei rubinetti

A sua difesa, Barclays ha sostenuto che i costi necessari all’adeguamento delle misure del contro-terrorismo hanno reso non più convenienti i conti correnti con depositi inferiori a centomila sterline. Altre banche, come Hsbc e Merchants Bank of California che, a loro volta, forniscono servizi ormai considerati ad alto rischio e a basso rendimento, hanno usato la stessa “scusa” per chiudere conti in Europa e negli Stati Uniti. Dietro alle misure prese dalla banche, infatti, c’è la volontà di minimizzare il rischio di una multa salata. Nel 2012, per esempio, Hsbc ha dovuto pagare al Governo degli Stati Uniti una multa da 1,9 miliardi di dollari per aver permesso operazioni di money laundering e per altre infrazioni commesse dai suoi clienti. Bnp Paribas, a quanto pare, potrebbe adesso essere soggetta a una maxi multa da 8-9 miliardi di dollari per presunte violazioni delle sanzioni contro il Sudan, una somma pari al doppio di tutte le sanzioni riscosse da quando si è insediato Obama.

Secondo alcuni osservatori, questa stretta strategica ha semplicemente fatto in modo che i flussi finanziari prendessero strade alternative ai canali tradizionali. Come ha sottolineato David Cohen, sottosegretario al tesoro per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, mantenere i correntisti all’interno delle istituzioni bancarie permetterebbe di tenere traccia di dati potenzialmente utili nella caccia ai terroristi. Fino a che le sanzioni impatteranno sui bilanci delle banche, queste ultime non avranno alcuna ragione per assumersi il rischio e gli scambi illeciti continueranno al di fuori del sistema bancario globale, rendendo meno sicuri i confini finanziari. 

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