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Economia

Banche cinesi in fuga dalla City

A Londra troppe regole da rispettare: la conquista della finanza europea riparte da Lussemburgo 

La sede di Bank of China a Hong Kong (Credits: PHILIPPE LOPEZ/AFP/GettyImages)

Perché le banche cinesi preferiscono Lussemburgo a Londra? Come mai gli istituti di credito della Repubblica popolare vogliono chiudere le loro filiali nel cuore finanziario del Vecchio Continente?

Il problema, ci tiene a precisare Pechino, è l'eccessiva regolamentazione, insieme alla quale pesano, in senso negativo, i livelli di liquidità e capitali richiesti. Senza dimenticare la necessità di superare "l'esame trasparenza", relativamente al quale l'Autorità finanziaria governativa britannica (FSA), dal 2008 in poi, è diventata particolarmente severa.

E' vero che ai cinesi tutte queste regole non piacciono, ma va anche sottolineato che il trasferimento in Lussemburgo per molti colossi cinesi non è stato una scelta ma un obbligo. Perché la City all'Industrial and Commercial Bank of China, a China Construction Bank, Bank of Communications e all'Agricultural Bank of China ha letteralmente sbattuto la porta in faccia. Vietando loro di aprire nuove filiali in città e invitandole a considerare l'ipotesi di lanciare solo delle consociate (che, a differenza delle filiali, possono essere controllate come le banche locali).

Certo è strano che proprio Londra, che all'inizio del 2012 si era presentata a Pechino come "la piazza ideale per accogliere i capitali cinesi diretti verso l'Europa", abbia cambiato idea così in fretta. Una scelta che nella Repubblica popolare ha dato fastidio a molti, tant'è che prima di autorizzare il trasferimento le banche asiatiche hanno inviato una dura lettera di protesta al Tesoro britannico, per sottolineare quanto fossero ingiusti, poco chiari e soggetti a continue modifiche i nuovi regolamenti approvati da Londra.

Eppure, diversamente da quanto sostenuto da Pechino, è difficile affermare che l'Inghilterra stia portando avanti azioni discriminatorie mirate a colpire solamente la Cina. Secondo Mike Bastin, docente all'Università di Nottingham, la FSA è diventata più rigida e severa con tutti, ecco perché era prevedibile che iniziasse a prestare più attenzione del solito ai movimenti degli istituti di credito dei paesi finanziariamente più fragili, come la Cina. Non solo: dal punto di vista di Bastin tanta severità finirà con lo sfavorire la stessa Londra, perché Pechino un'alternativa l'ha trovata, e altri paesi potrebbero seguire il suo esempio.

Perché proprio Lussemburgo? Sicuramente per la facilità con cui il governo locale permette di aprire nuove filiali. Perché quando è arrivato il no di Londra Bank of China e ICBC erano già state autorizzate ad aprire filiali e consociate in Lussemburgo, convincendo i cinesi che fosse quello, ormai, il mercato migliore verso cui dirigersi. Inoltre, non va sottovalutato che questo piccolo stato nel cuore geografico dell'Europa favorisce forse ancora meglio di Londra l'espansione degli istituti di credito "emergenti" nel Vecchio Continente.

 

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