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Zalando, scarpe e stivali da 500 milioni di euro

L'incredibile storia dei tre fratelli Samwer e di Rocket Internet, il loro impero 2.0, con cui hanno sfondato nella moda donna online

La home page di Zalando

L’artista crea, il genio ruba. In estrema sintesi è questo il modello di business dei fratelli Samwer, artefici del successo di Zalando , il sito di e-commerce per i fashion addicted che Financial Times Deutschland ha valutato 1 miliardo di dollari, quando era presente solo in sei mercati. Adesso, Zalando opera in 14 Paesi ed è diventato il punto di riferimento per chi compra scarpe e abbigliamento online in Italia e negli altri principali mercati europei.

Il segreto del successo è una formula ad alto tasso di servizio: spedizioni e resi sono gratuiti e il cliente ha disposizione un efficientissimo call center. Creato nel 2008 da Robert Genz e David Schneider (classe 1983 e 1984), deve la propria fortuna all’incubatore Rocket Internet . Dietro le quinte del business, infatti, ci sono i tre fratelli Samwer: Oliver, Marc e Alexande, rispettivamente di 41, 39 e 36 anni, che hanno avuto la felice intuizione di copiare le migliori idee di business digitale Made in Usa e offrirle al mercato europeo.

Zalando, infatti, è un clone di Zappos . I fratelli nati a Colonia, figli di due avvocati aziendali, non hanno lanciato solo Zalando. Il primo clone, infatti, risale al 1999 ed era una copia di Ebay. In seguito, sono venute le copie di Airbnb, Pinterest, Facebook e YouTube (questi ultimi rivenduti per 112 e 36 milioni di dollari) e altri brand di successo. In totale, sono oltre cento le aziende 2.0 che fanno capo al loro fondo di venture capital, European Founders Fund .

Con sede a Berlino, Rocket Internet, riferisce Business Week , si occupa di lanciare aziende, assumere staff, fornire il marketing, il design, l’ottimizzazione per motori di ricerca e la gestione del day-by-day fino a che la start up non è in grado di camminare con le proprie gambe e, sopratutto, ripagare i tre fratelli con una percentuale del proprio fatturato. Olivier Samwer, il secondogenito, spiega che l’azienda ha sedi in venti Paesi e che, nel corso degli anni, ha creato 20 mila posti di lavoro.

Contro il parassitismo creativo dei fratelli tedeschi, i business clonati possono fare poco: le cause in difesa delle proprietà intellettuali hanno le armi spuntate in un business globale come quello della rete. Due anni dopo il lancio di Groupon , i giovani imprenditori se ne sono usciti con Citydeal che, in cinque mesi, è diventato il punto di riferimento per offerte e coupon nel Regno Unito, in Francia, Spagna, Italia, Irlanda, giusto per citare qualche mercato. Risultato: Groupon ha acquistato il competitor nel maggio del 2010. Adesso, Rocket possiede il 6% di Groupon, quote che valgono circa un miliardo di dollari.

Aggressivi  e spregiudicati, i Sawmer si sono guadagnati tutto sul campo. A partire dai loro titoli: Marc ha studiato legge a Colonia, Oliver ha frequentato la Otto Beisheim School of Management, Alexander ha una laurea in scienze politiche e filosofia a Oxford e un Mba ad Harvard. Alla fine degli anni Novanta, i fratelli si trasferiscono in un monolocale a Mountain View, per approfondire la conoscenza con il business delle start up. Vogliono sapere tutto: come le persone trovano le idee, raccolgono i fondi, lanciano il business e lo fanno crescere. È mettendo insieme tutti questi tasselli che si rendono conto dello spazio di opportunità esistente in patria. Il primo sito che lanciano, Alando, è un clone di Ebay che i fratelli contribuiscono a far decollare mettendo in vendita i giocattoli di quando erano bambini e chiamando personalmente al telefono i potenziali inserzionisti: cinque mesi più tardi, Ebay lo comprerà per 53 milioni di dollari, facendo dei fratelli Sawmer i primi milionari digitali della Germania.

Zalando, intanto, continua a macinare successi: il primo esercizio è stato chiuso con un giro d’affari di 6 milioni di euro. Lo scorso anno, il fatturato ha toccato 510 milioni di euro, ovvero +240% sull’anno precedente. Robert Genz, ceo, ha fatto sapere che la crescita è dovuta all’espansione in nuovi mercati e nuove categorie: le scarpe, infatti, rappresentano adesso meno del 50% del totale delle vendite.

Oltre all’abbigliamento, fra le 100mila referenze di Zalando ci sono anche accessori, articoli sportivi, prodotti di bellezza e arredamento. E le novità non sono finite: il marchio, infatti, ha lanciato la propria collezione privata e l’obiettivo è collaborare con grandi designer di fama internazionale, proprio come H&M . E non finisce qui, perchè il prossimo anno Zalando inaugurerà a Erfurt il terzo magazzino, complice un finanziamento da 40,7 milioni di euro da parte di Commerzbank, Sparkasse Mittelthuringen e Kfw Bankengruppe (da agosto, fra gli investitori c’è anche JP Morgan con l’1% , mentre Yuri Milner ha acquistato il 4% lo scorso febbraio). Il nuovo centro sarà il più grande guardaroba d’Europa, parte di un progetto logistico da 170 milioni di euro. Chissà se Amancio Ortega , patron di Zara, continua a dormire sonni tranquilli con questi rampanti e rapaci imprenditori digitali in circolazione.

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