Aziende

Vodafone, che fare con i soldi di Verizon

Grazie all'operazione, il colosso inglese potrà distribuire cedole generose agli azionisti, diminuire il debito e pensare perfino allo shopping. E tutto il settore delle tlc potrebbe beneficiarne

Logo di Vodafone a Piccadilly Circus - Credits: Carl De Souza/Getty Images

Investitori in fibrillazione per il divorzio faraonico di Vodafone da Verizon. Tra contanti e titoli, il colosso tlc inglese incasserà dunque la bellezza di 130 miliardi di dollari (più in dettaglio 58,9 miliardi in cash, 60,2 miliardi in azioni Verizon e altri 11 da piccole transazioni in chiusura entro i primi tre mesi del 2014) per il suo 45% detenuto nella joint venture Verizon Wireless, leader telefonia mobile negli Usa. E, ad arricchirsi, sarà l'intero Paese: il gruppo destinerà ai propri azionisti ben 84 miliardi di dollari, tra dividendi generosi e sostanziosi programmi di buy back. E a beneficiarne sarà in vasto pubblico visto che il titolo è tra le azioni più diffuse nel pubblico risparmio inglese. Non solo, l'addio multimiliardario tra i due gruppi metterà benzina nel settore tlc. 

Pur dopo aver distribuito una montagna di miliardi in dividendi, e aver pagato 5 miliardi di tasse sull'operazione, al colosso guidato da Vittorio Colao rimarranno in cassa munizioni tali da poter far decollare una nuova ondata di consolidamento nelle telecomunicazioni.

Gli analisti stimano infatti che Vodafone possa destinare allo shopping 30 miliardi di dollari. Colao ha più volte sottolineato il proprio interesse sui mercati emergenti. Il gruppo è già presente in Africa, India e Tuschia dove potrebbe voler rafforzare le proprie posizioni, ma non è escluso che, anche grazie all'ingente somma appena incassata, Vodafone decida di mettere piede nella ruggente America Latina. In Brasile ad esempio dove le attese di crescita sono stellari grazie ai Mondiali di Calcio 2014 e alle Olimpiadi di Rio 2016 e dove Telecom Italia ha un'attività che potrebbe essere messa in vendita (Tim Brasil) nell'ambito di un processo di riduzione del ciclopico indebitamento (il debito netto del gruppo italiano sfiora i 29 miliardi di euro, ed pari a poco meno di tre volte il margine operativo lordo).

In ogni caso il colosso britannico, con un colpo a sorpresa, potrebbe anche decidere di rimanere in Nord America: il gruppo, secondo alcune voci non confermate, avrebbe messo nel mirino T-Mobile, asset a stelle e strisce di Deutsche TelekomBanca Akros (che sul titolo inglese ha una raccomandazione a hold a 220 pence) non si aspetta comunque uno shopping sfrenato, ma piuttosto alcune acquisizioni scelte. In Europa, a giudizio della banca d'affari, le acquisizioni di Vodafone potrebbero raggiungere i 15 miliardi di euro e passare da: Ono (valutata 7 miliardi), Fastweb (2 miliardi), Jazztel (2 miliardi), Yoigo (1,5 miliardi). La banca d'affari si dice invece scettica per quanto riguarda un eventuale interesse di Vodafone su Tim Brasil o Gvt (attività brasiliana che fa capo al gruppo francese Vivendi).  

Vodafone infine dovrebbe destinare parte dell'incasso a rafforzare la propria offerta tramite il programma di investimenti Project Sping Network e a diminuire il debito (39 miliardi di dollari circa). L'obiettivo di Colao è quello di portare a 1 il rapporto tra il debito e il margine operativo lordo (20,6 miliardi di dollari circa registrati nel corso dell'ultimo esercizio).

L'accordo, annunciato sera, ma atteso ormai da qualche giorno, è solo l'ultimo di una serie di operazioni che, come un ciclone, hanno attraversato negli ultimi mesi il settore tlc europee: da Hutchison Whampoa ha acquisito O2 Ireland da Telefonica per 850 milioni di euro, a sua volta il gruppo iberico ha rilevata e-Plus, la controllata tedesca degli olandesi di Kpn, per 5 miliardi di euro. Certo le dimensioni del divorzio Vodafone-Verizon, non hanno paragone con le altre operazioni passate sul mercato. Tuttavia per Vodafone queste cifre colossali non sono una novità assoluta.

Il gruppo londinese infatti nel 1999 per conquistare la tedesca Mannesmann aveva sborsato ben per 203 miliardi di dollari.

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