Ubi-Mps e Bpm-Banco Popolare, le fusioni in vista
Alessandro Viapiano / Imagoeconomica
Economia

Ubi-Mps e Bpm-Banco Popolare, le fusioni in vista

Mentre i titoli bancari sono di nuovo nel mirino, si prevedono due grandi aggregazioni nel sistema creditizio italiano. Ma non tutto potrebbe filare liscio

Molti titoli bancari sospesi, che zavorrano l'intero listino e lo trascinano in ribasso di oltre il 3%. E' andata così la mattinata alla borsa di Milano, dove le azioni di parecchi istituti di credito sono nuovamente nel mirino della speculazione. Il tutto, mentre ieri sono circolate di nuovo le ipotesi di due grandi aggregazioni: quella del gruppo Bpm col Banco Popolare e quella di Ubi Banca con il Monte dei Paschi di Siena. Sono i due nuovi poli creditizi che potrebbero nascere in Italia nel 2016, spinti dalla riforma della banche popolari messa in cantiere dal governo Renzi. Ieri mattina, infatti, il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan ha incontrato a Roma due manager protagonisti del possibile risiko previsto nel comparto creditizio: Victor Massiah, amministratore delegato di Ubi Banca e Giuseppe Castagna, consigliere delegato di Bpm.


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Che cosa si sono detti il ministro e i due banchieri? Mistero, almeno per adesso. Le ipotesi circolate sulla stampa disegnano diversi scenari. Il primo vede il numero uno di Ubi Massiah impegnato nel tentativo di giocare il ruolo di terzo incomodo nelle probabili nozze tra Bpm e Banco Popolare. Si parla addirittura di una fusione a 3 anche se, per il momento, una ipotesi del genere appare abbastanza improbabile. Un altro scenario disegnato dai giornali (ma anche da diversi analisti), intravede all'orizzonte due operazioni distinte e parallele: affianco all'aggregazione tra Bpm e il Banco Popolare, ve ne sarebbe un'altra di dimensioni ancor maggiori. Ubi Banca potrebbe infatti aggregarsi con il Monte dei Paschi di Siena, un istituto reduce da una lunga crisi e oggi bisognoso di un partner nazionale per evitare il rischio di essere fagocitato da uno scalatore estero.


Differenza di valore

A ben guardare, però, nei due matrimoni che si profilano all'orizzonte nel sistema bancario non tutto sembra filare liscio. Non a caso, invece di avere appeal speculativo, i titoli di diversi istituti oggi sono in picchiata in borsa, complice anche la delusione sull'accordo relativo alla bad bank raggiunto martedì 26 gennaio a Bruxelles. Mentre l'aggregazione tra Bpm e Banco Popolare non incontra molti ostacoli sulla propria strada, non si può dire la stessa cosa per quel che riguarda la possibile fusione tra Ubi e Mps. Allo stato attuale, tra i due istituti c'è infatti una differenza di valore tutt'altro che trascurabile, visto che Ubi Banca ha una capitalizzazione in borsa di oltre 4 miliardi di euro, il doppio di quella del Monte dei Paschi, che è reduce da una lunga serie di tonfi sul listino. Più che una fusione, dunque, il matrimonio tra i due istituti avrebbe le sembianze di una vera e propria acquisizione, destinata a togliere il timone del comando agli attuali azionisti di Siena, per consegnarlo invece ai soci lombardi di Ubi.


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Contemporaneamente, il n.1 di Ubi Massiah pare intenzionato a concludere l'operazione con Mps soltanto a prezzi di mercato, cioè senza fare regali ai nuovi soci toscani. Di conseguenza, le trattative rischiano uno stallo e c'è chi ipotizza pure che Ubi, per dare la propria disponibilità a completare l'aggregazione con Siena, ponga una condizione: il coinvolgimento di un'altra banca, in particolaredi  Bpm. Da qui, l'incontro trilaterale di ieri con il ministro, che ha visto anche la presenza del numero uno della Popolare di Milano. Dati gli equilibri precari in campo, insomma, nel sistema bancario italiano c'è una matassa che si fa sempre più intricata e che vede il governo impegnato a sbrogliarla. Tempo fa, il premier Renzi ha detto che il Monte dei Paschi è a prezzi di saldo e che è bene che prevalga “una soluzione di mercato”. Come dire: speriamo che finalmente qualcuno si decida a comprare la storica banca toscana, per poi rilanciarla. Pur dichiarandosi neutrale, il presidente del consiglio non ha fatto mistero di gradire per Mps un compratore italiano, piuttosto che uno straniero. A ben guardare, però, di possibili compratori italiani c'è ne sono veramente pochi. Anzi, forse ce n'è soltanto uno: Ubi Banca, a meno che qualcuno non decida di farle compagnia nel ruolo di partner.


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Andrea Telara

Sono nato a Carrara, la città dei marmi, nell'ormai “lontano”1974. Sono giornalista professionista dal 2003 e collaboro con diverse testate nazionali, tra cui Panorama.it. Mi sono sempre occupato di economia, finanza, lavoro, pensioni, risparmio e di tutto ciò che ha a che fare col “vile” denaro.

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