Questo sito contribuisce alla audience di TGCOM24
Aziende

Telecom Italia è costretta a giocare sempre in difesa

I soci finanziari italiani si dividono su Sawiris. La Telefonica si mette di traverso. La Cdp sta alla finestra. Ma un imprenditore vero non c’è

telecom

Per 5 anni è rimasta in apnea, alle prese con una montagna di debiti finanziari (ancora oggi sono circa 40 miliardi di euro su un fatturato di 29), la grande crisi, il crollo in borsa, la concorrenza in patria e in Sud America. Adesso la Telecom Italia è di nuovo davanti al dilemma della proprietà. Azionisti deboli, divisi, o addirittura in conflitto d’interesse, non sanno decidere se accettare la proposta di Naguib Sawiris, quella della Cassa depositi e prestiti o tutte e due. L’unica cosa certa è che da soli non sono in grado di mettere mano al portafoglio e investire quel che serve. Ancora una volta la bella addormentata dovrà sperare in un principe azzurro ed è difficile immaginare il «Faraone» in quella veste. È vero, di telefonia si intende, ma si è liberato della Wind, acquisita dall’Enel, con il piglio di un finanziere puro. E il suo arrivo rischia di provocare un terremoto nella plancia di comando.

Dal 2007 un quinto delle azioni Telecom è sotto il controllo della Telco, composta dalla spagnola Telefonica, dalle Assicurazioni Generali, più la Mediobanca e l’Intesa Sanpaolo. Gli azionisti hanno intascato 5 miliardi in dividendi e hanno investito 11 miliardi. Non abbastanza. Intanto il patrimonio s’è assottigliato (da 37 a 13 miliardi), però i soci non hanno aumentato il capitale. La compagnia, dunque, è rimasta come ibernata.

La speranza che gli spagnoli facessero da traino industriale non si è mai tradotta in realtà. Con il tracollo della Penisola iberica, poi, la loro presenza è diventata una palla al piede. Ancora forti in America latina, dove sono concorrenti della Telecom, hanno evitato accuratamente di sostenere una espansione della società italiana in quel mercato ancora promettente. Il conflitto d’interessi diventa palese ora che sul tavolo c’è l’ipotesi di acquisire la Gtv messa in vendita dalla francese Vivendi a caro prezzo: dai 7 ai 9 miliardi. Molti sono i pretendenti, fra i quali l’America Movil di Carlos Slim, il magnate messicano ritenuto l’uomo più ricco del mondo. Come trovare le risorse?

Le Generali hanno altro per la testa, il nuovo uomo forte Mario Greco vuole liberarsi dell’oligarca ceco Petr Kellner, ha bisogno di quattrini e per questo cede qualche gioiellino. Anche la Mediobanca deve vendere (compresa una quota del Leone di Trieste). Sperava di avere tagliato il bubbone Ligresti, salvando 1 miliardo di crediti a rischio. Le inchieste di due procure, Torino e Milano, hanno imbrogliato la matassa, molti soci vogliono una diversa strategia, l’amministratore delegato Alberto Nagel sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Nemmeno l’Intesa, che pure è meglio piazzata dal lato dei conti, si sente al sicuro; tanto che si è ipotizzata una sua fusione con l’Unicredit.

Sarà la sindrome del nocciolino duro, ma nessuno dei grandi azionisti è in grado di elaborare una strategia e di procurarsi i mezzi per realizzarla. È a questo punto che entra in scena Sawiris: ha venduto ai russi di Vimpelcom e oggi può contare su un ricavato di 4,8 miliardi. Vuole espandersi in Europa e guarda un po’ dovunque, Francia compresa, ma soprattutto in Italia. Così ha bussato alla porta di Cesar Alierta, il grande capo della Telefonica, e gli ha chiesto di rilevare la quota della Telco (la finanziaria a cui partecipa assieme ai soci italiani). Di fronte al suo rifiuto si è rivolto agli altri soci ricevendo da tutti un no. Alla fine ha inviato una lettera al presidente esecutivo Franco Bernabè proponendo il suo ingresso a fronte di un aumento di capitale finalizzato all’acquisizione della Gtv e ha messo sul piatto 3 miliardi di euro.

Gli spagnoli, le Generali e la Mediobanca restano contrari e sostengono che dietro Sawiris si staglia l’ombra di Slim. Con loro è schierato il direttore generale Marco Patuano, in una strategia di resistenza flessibile. Bernabè, che intravede un modo di uscire dall’impasse, riesce a strappare uno scettico forse, a condizione di portare a casa la preda brasiliana.

Sul tavolo c’è anche la trattativa con la Cassa depositi e prestiti per scorporare la rete fissa, creando una nuova compagnia nella quale la Telecom avrebbe la maggioranza. Ma il negoziato si è impantanato sul prezzo. L’idea, che non dispiace all’Intesa, è di fare entrare la Cdp nella stanza dei bottoni, sciogliendo il patto di sindacato. In tal caso la presenza di Sawiris non provocherebbe alcun rischio di lesa sovranità nazionale. La Telefonica, con le spalle al muro, sarebbe indotta a uscire.

Così, 15 anni dopo, finisce la madre di tutte le privatizzazioni. Una non soluzione, ancora una volta difensiva. Servirebbe un industriale vero, un imprenditore non provinciale che sappia muoversi nel frenetico mondo delle telecomunicazioni.

Leggi Panorama online

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Telecom Italia, Sawiris e le paure di Patuano

Se il magnate egiziano riuscirà a entrare nel capitale di Telecom Italia è presto per dirlo. Di certo, vorrà comandare. E cambiare la prima linea dei manager, come dichiarato al quotidiano francese Le Figaro

Commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>