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Telecom Italia e la banda larga: perché è un problema

Il Consiglio dei ministri di domani dovrà chiarire il Piano che potrebbe mettere l'azienda alle strette in una situazione finanziaria insostenibile

Recchi

Giuseppe Recchi, presidente di Telecom Italia – Credits: ANSA /CIRO FUSCO

Il consiglio dei Ministri di martedì 3 marzo sarà particolarmente importante per Telecom Italia, per il mondo delle telecomunicazioni e, più in generale, per l'immagine dell'Italia nei confronti degli investitori stranieri.

Il "Piano di azioni Strategia italiana per la banda larga" è al suo punto di svolta. Il Governo vuole portare una rivoluzione nella regolamentazione del settore ma non è ancora chiaro come voglia farlo. Se fissando per decreto gli obiettivi e inserendo nel "Piano" l'indicazione della rottamazione forzata entro il 2020 della rete in rame di Telecom Italia o senza una clausola di questo tipo. Pericolosa, di certo, perché estremamente punitiva per Telecom. Ricatattoria, probabilmente, perché arriva (secondo alcune letture dei fatti più sofisticate) dopo il no di Telecom Italia all'alleanza con Metroweb-Cassa depositi e prestiti che avrebbe indispettito il Governo. Dannosa, di sicuro, perché mina la credibilità del Paese agli occhi degli investitori stranieri: un pezzo di industria così importante come quello delle telecomunicazioni non si riforma per decreto cambiando le regole del gioco da un giorno all'altro e mettendo in difficoltà player centrali come Telecom Italia. Chi altri investirebbe mai in un Paese che si comporta in questo modo?

Cosa prevede il Piano

L'obiettivo della Strategia italiana per la banda larga è arrivare a un'offerta di 30 megabit al secondo su tutto il paese entro il 2030, pensando comunque di avere l'85% del paese connesso a una velocità a 100 Mbps (si parla di banda "ultralarga" quando la connessione supera i 100 Mbps). Il punto è che le indiscrezioni sul presunto provvedimento (smentite dal Governo) parlavano della volontà di istituire un servizio universale a 30 Mbps e di "spegnere" la banda attuale in rame per metà già entro il 2020. Questo significa allinearsi alle richieste della Ue con la conseguenza per i privati di dover prendere provvedimenti.

Gli investimenti di Telecom Italia

Prendere provvedimenti però significa avere a che fare con investimenti miliardari soprattutto per Telecom Italia. Se andasse come indicato, in pratica, domani chiunque chiedesse una connessione a banda larga dovrebbe essere accontentato immediatamente. Raggiungere però tutte le abitazioni con una connessione in fibra comporterebbe investimenti del tutto fuori controllo.

Spegnere la rete in rame entro il 2020, valutata dall'azienda in bilancio per 15 miliardi di euro con 11 in avviamento (goodwill, ovvero il maggior valore attribuito all'asset per la sua capacità di produrre profitti superiori ai concorrenti), significa svalutare l'avviamento di 1,1 miliardi l'anno fino al 2020 per un totale di 6,6 miliardi di minor valore, il 40% circa del totale. Un vero dramma anche perché la rete in rame è l'asset principale che Telecom Italia ha dato in garanzia per il suo indebitamento.

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