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Ryanair, Orio al Serio e il fisco che non preoccupa O'Leary

Utili boom e traffico in aumento. La compagnia irlandese continua a crescere. E non si preoccupa della stretta fiscale minacciata dall'Italia

L'amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary – Credits: AP Photo/Luca Bruno

Utile netto a 596 milioni, in crescita del 10 per cento. E traffico in aumento di sette punti di percentuali a 48 milioni di passeggeri. I risultati economici del semestre di bilancio di RyanAir sembrano indifferenti alla recessione e al caro-carburante. Ma per quanto tempo ancora continueranno ad essere così rampanti, soprattutto in Italia?

Le condizioni stanno cambiando. Presso la Commissione europea pende l’esposto avviato dalla compagnia sarda MeridianaFly lamentando gli aiuti pubblici ricevuti attraverso gli incentivi concessi dagli aeroporti periferici in cui opera la compagnia irlandese. Il ministero dei Trasporti sta pianificando insieme con vettori nazionali e sindacati il futuro del settore imponendo “regole uguali per tutti”.

E per finire ci sono le cause in corso contro il Fisco Italiano, che chiede arretrati milionari lamentando il mancato versamento delle tasse in Italia. “Nonostante le condizioni difficili Ryanair prevede per sè opportunità di crescita” si legge nel comunicato della compagnia. E gli analisti ancora non smentiscono. Come è possibile?

“Non entriamo nel merito della causa con il fisco italiano o su argomenti che riteniamo mere speculazioni” risponde sul punto Robin Kiely, communication manager della compagnia da Dublino. “Il resto lo dice il nostro comunicato stampa”. Ovvero, dopo un risultato brillante che coincide con i mesi estivi più favorevoli, il mercato proseguirà in modo stazionario ma senza precludere una crescita ulteriore. Avranno davvero ragione?

“Le analisi sono sempre difficili a priori e le variabili troppe e troppo incerte nella loro collocazione temporale” sottolinea Ugo Arrigo, docente di Economia pubblica all’università Bicocca di Milano. "In quanto tempo si concluderà la vertenza fiscale? Ha davvero ragione il Fisco italiano? Per Ryanair l’Italia rappresenta il secondo mercato, quello dove realizza il 30 per cento del suo fatturato. Senza gli incentivi favorevoli degli aeroporti periferici certamente vedrebbe ridotto il suo guadagno, ma chi ne risentirebbe non sarebbe certo la compagnia. L’effetto più prevedibile sarebbe infatti un piccolo rialzo del prezzo del biglietto, che ricadrebbe interamente sui passeggeri”.

Il costo di un biglietto Ryanair comunque, spesso è così basso, che anche un eventuale rincaro “non spaventerebbe di certo gli affezionati della compagnia” continua Arrigo. “Insomma, non prevedo ancora grandi scossoni per il vettore irlandese, né in Italia, né altrove”.

In Italia Michael O’Leary trasporta circa 20 milioni di passeggeri, tallonando Alitalia . E l’aeroporto su cui insiste di più, quello bergamasco di Orio al Serio, è ormai al quinto posto nella classifica italiana (dopo Fiumicino, Malpensa, Linate e Venezia) e si candida a scalare altre posizioni . “Succede perché ormai i veri vettori europei sono RyanAir e Easyjet, perché tutte le altre blasonate compagnie internazionali ormai guadagnano sulle rotte intercontinentali. E Ryanair ha accumulato tali e tanti vantaggi competitivi che non credo possa subire scossoni devastanti”.

Il primo vantaggio è il carico fiscale. Ryanair si rifà alla legge irlandese e in questo modo il peso delle tasse non supera il 30 per cento (compreso tassa sui profitti e costo del lavoro) mentre in Italia il carico fiscale arriva a raddoppiare i costi del personale. Ora l’Italia reclama, ma l’eventuale raddoppio dei costi per il personale vorrà davvero dire diventare meno ricchi? “Se succederà, forse. Ma teniamo presente che un utile netto di quasi 600 milioni su circa 3 miliardi di ricavi vuolo dire un guadagno che arriva quasi al 20 per cento. Un’enormità per il settore. E non è affatto detto che il Fisco italiano possa vincere la causa. Ryanair non ha uffici stabili o personale fisso a terra, in Italia. E parcheggiare un aereo per la notte è ben diverso che avere una base vera e propria. In fondo, lo stesso discorso vale per il trasporto navale. I tre quarti del trasporto merci e degli scambi nazionali via nave è effettuato da compagnie con sedi in Paesi esteri, che sfruttano leggi fiscali più benevole sostenendo - come Ryanair – che non conta il Paese in cui il personale viaggia o lavora ma la sede reale della società”.

Quella sulla reciprocità fiscale tra le varie nazioni è una questione annosa. E certamente l’esito del duello legale tra lo Stato Italiano e Ryanair sarà un interessante precedente.

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