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Poste Italiane, tra buoni fruttiferi, polizze e privatizzazione

Il gruppo guidato da Francesco Caio, che verrà quotato in borsa, si è trasformato in un grande collocatore di prodotti finanziari. Ecco cosa vende

– Credits: Renato Franceschin / Imagoeconomica

Che sia a settembre, a ottobre oppure appena prima dell'inverno, poco importa. Qualunque sarà la data prescelta, il destino del gruppo Poste Italiane è sicuramente rappresentato dallo sbarco in borsa, con una privatizzazione che giunge dopo il cambio della guardia ai vertici: il governo Renzi ha infatti nominato da poco come nuovo amministratore delegato Francesco Caio, succeduto a Massimo Sarmi.

LA PRIVATIZZAZIONE DELLE POSTE

PRO E CONTRO DELLO SBARCO IN BORSA

Prima di debuttare a Piazza Affari, le Poste stanno premendo sull'acceleratore del business che le caratterizzano ormai da circa un decennio: la vendita di prodotti finanziari, che ha scalfito completamente il recapito della corrispondenza nel ruolo di principale attività societaria. Facendo una radiografia del gruppo Poste Italiane, si scopre infatti una potenza di fuoco del settore del risparmio gestito, capace di vendere decine di prodotti d'investimento diversi, dai buoni fruttiferi alle polizze sulla vita, dai conti correnti ai fondi comuni sino ai piani pensionistici integrativi. Ecco una panoramica di cosa offrono gli sportelli della prossima matricola di borsa.

POSTE ITALIANE E I BUONI FRUTTIFERI

I prodotti meno costosi, e probabilmente più adatti a chi mastica poco di finanza e non vuole rischiare i soldi, restano i vecchi Buoni Fruttiferi Postali (Bfp), collocati dagli uffici delle Poste ma emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e garantiti dallo Stato. Si tratta di strumenti d'investimento che offrono un duplice vantaggio: non sono soggetti a commissioni (né di gestione né di sottoscrizione) e hanno conservato un prelievo fiscale del 12,5% sugli interessi maturati, lo stesso dei titoli di stato, contro la tassazione del 26% che da luglio graverà invece sugli altri prodotti finanziari. Attualmente, ci sono in collocamento 9 tipologie di Bfp, che assicurano rendimenti non proprio stellari. Si parte da un risicato 0,1% lordo all'anno ma si può arrivare fino al 4% se si tiene il capitale investito per molto tempo, cioè per circa un ventennio. Le somme di denaro sono sempre e comunque liquidabili, senza rischi di perdite di denaro.

IL BANCOPOSTA RENDE L'1,75%

Fino al prossimo 30 giugno, i nuovi clienti che aprono un conto corrente online (il BancoPosta Click) ottengono una remunerazione sulle giacenze dell'1,75% lordo annuo (1,3-1,4% netto). Per le principali operazioni (come i bonifici, l'estratto conto o la domiciliazione delle bollette) il conto BancoPosta Click è privo di commissioni. Sono invece a pagamento i bollettini postali versati con il canale online (1 euro), le ricariche della carta prepagata PostePay (1 euro ciascuna) e la quota annuale della carta di credito (24 euro circa).

POLIZZE E FONDI

Il business più fruttuoso per il gruppo Poste Italiane è però rappresentato oggi dal collocamento di fondi di investimento e di polizze sulla vita, che possono contare anche su un nuovo canale distributivo: quello dei promotori finanziari. Dallo scorso anno, infatti, la società ha iniziato il reclutamento di professionisti iscritti all'albo dei promotori, che possono proporre i prodotti finanziari della società anche al di fuori dei tradizionali sportelli (si tratta di una svolta quasi epocale per il gruppo). La controllata Poste Vita, specializzata nella vendita di polizze con finalità d'investimento, è già oggi una vera e propria gallina dalle uova d'oro, con un fatturato di oltre 16 miliardi di euro (più del 60% di tutto il gruppo). Molto articolata è anche l'offerta di fondi comuni, attraverso la divisione Bancoposta Fondi che, in questo momento, sta collocando una decina di prodotti diversi (monetari obbligazionari, azionari, flessibili e bilanciati).

BOND FIRMATI UNICREDIT

Infine, nell'offerta finanziaria del gruppo non mancano neppure le obbligazioni, presenti però in misura minore rispetto agli anni passati. Fino al prossimo 23 luglio, per esempio, le Poste collocheranno un bond emesso da Unicredit, con scadenza a 6 anni e rendimento fisso del 3,3% lordo nei primi 12 mesi e del 2,1% lordo dal secondo anno in poi. Nel complesso, l'interesse medio garantito dal titolo è del 2,3% lordo delle tasse, corrispondente all'1,7-1,8% netto circa. Si tratta di un livello molto vicino a quello di un Btp di uguale durata, cioè con scadenza nel 2020 che, ai prezzi attuali, rende l' 1,5-1,6% netto circa all'anno.

BANCOPOSTA, STANGATA ALLO SPORTELLO

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