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Aziende

Peroni, la mossa del made in Italy nel Risiko della birra

L’azienda produce quasi 5 milioni di ettolitri l’anno nel nostro Paese, un quarto lo esporta in 55 nazioni con il brand Nastro Azzurro

Produce in Italia 4,8 milioni di ettolitri l’anno e un quarto lo esporta in 55 Paesi grazie al brand Nastro Azzurro. Birra Peroni punta forte sulla sua connotazione tricolore, sulla sua impronta votata al made in Italy per giocare un ruolo di primo piano nel Risiko in corso nel settore. Dove la crisi si fa sentire eccome (da noi meno che altrove, in verità) e, come se non bastasse, accanto ai colossi di sempre emergono nuovi produttori, alcuni dei quali non hanno remore a proporre dei prodotti low cost pur di farsi scegliere dai consumatori.

«Al di là delle tendenze esogene che riguardano lo stato di salute dell’economia mondiale, il fatto che nel mercato si accenda la concorrenza non è un danno ma una sfida» dice a Panorama.it Federico Sannella, direttore delle relazioni esterne di Birra Peroni. Entrata a far parte dal 2003 del Gruppo SABMiller, secondo produttore al mondo, Peroni non ha mai smesso di investire nel suo Paese d’origine, anche in momenti in cui delocalizzare gli impianti avrebbe potuto rappresentare un’alternativa profittevole.

«Ci piace dire» aggiunge Sannella «che Peroni ama l’Italia. Ma al di là degli slogan autopromozionali, ci danno ragione i dati storici: il nostro Paese è, per tradizione e know-how, un grande produttore di birra. E per quanto nell’immaginario collettivo si possa essere radicato il fascino delle alternative estere, noi riusciamo a finire sulle tavole di 55 Paesi». Di più: il fatto che le alternative si moltiplichino, e che non sempre mettano al primo posto la qualità, preoccupa fino a un certo punto: «I consumatori sono sempre più esperti. Sanno cosa stanno bevendo e orientano le loro scelte in base alla qualità e al gusto. Detto ciò, ci muoviamo sul mercato con politiche commerciali all’altezza, puntando sulle economie di scala e ottimizzando i processi».

Ottimizzazione che passa anche dalla sostenibilità, altro fattore chiave per Peroni come evidenziato da un rapporto appena presentato e dal quale emerge come l’azienda abbia ridotto di 140 milioni di litri il consumo d’acqua rispetto al 2011 nel processo di produzione (-7,4 per cento); l’8 per cento del fabbisogno interno di energia termica del suo stabilimento è soddisfatto attraverso la produzione interna di biogas; il 97 per cento dei rifiuti sono riciclati o riutilizzati. Per esempio, l’80 per cento della carta e del cartone delle confezioni arriva da materiali riciclati, così come il 72 per cento del metallo dei tappi e il 67 per cento del vetro delle lattine. Un modo, questo sì più efficace di uno slogan, per dimostrare di avere a cuore l’Italia.

Twitter: @marmorello

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