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Il Corriere della Sera e il summit fra pupari

I consiglieri della Rcs incontrano l’amministratore delegato. Un appuntamento inusuale, per mettere le mani avanti sul piano industriale. Così Scott Jovane rischia la «sindrome Colao»

Credits: Elaborazione grafica di Stefano Carrara

Una «war room»: chi l’ha letto (anzi, sbirciato) giura che il piano di rilancio della Rcs Media-Group farà perno sul Corriere della sera per costruire lo sviluppo e tenterà di trasformare l’organizzazione editoriale del quotidiano più diffuso e autorevole d’Italia per l’appunto in un gabinetto di guerra. Al centro la gestione del flusso delle informazioni, tutto attorno le varie declinazioni: la rete, il tablet, gli smartphone, l’audiovideo e naturalmente lui, il quotidiano cartaceo, finché ce ne sarà richiesta. Una roba alla Silicon Valley, come non poteva che essere, portando la firma di Pietro Scott Jovane, ex amministratore delegato della Microsoft Italia, che di editoria cartacea non si è mai occupato, ma di new media sì, e anche molto.

Il cuore del suo piano è la rivoluzione al Corriere, altro che chiacchiere: d’accordo tutti sulle ovvietà (tagliare la Spagna, strizzare i periodici, liberarsi dell’edificio nel centro di Milano appena possibile), ma è l’arca santa del giornalone di via Solferino il banco di prova e insieme l’ancora di salvezza. Perciò, pensa Scott, va rivoluzionato.

Figuriamoci i consiglieri d’amministrazione. Si sono visti sintetizzare questo po’ po’ di roba in cinque slide con altre 50 di back-up e sono saltati sulle sedie, all’ultima riunione del 12 novembre. Hanno aggiornato il varo del piano al 19 dicembre e hanno chiesto un time-out. Per capire meglio e condizionare di più. Così, cerca, sfoglia, incrocia le agende, non hanno trovato di meglio che darsi appuntamento al 25 novembre, domenica, Sant’Audenzio da Milano. Bisogna capirli: nonostante l’età media di appena 53 anni (addirittura verde, rispetto agli standard italiani), non si può dire che i consiglieri siano nativi digitali. Ma soprattutto non ce n’è uno che sia nativo editoriale. Se Scott, prima di varcare la soglia della Rcs, masticava poco giornali, il suo consiglio ne era assolutamente digiuno, salvo Giuseppe Rotelli (fan del Corriere da sempre) e Giuseppe Vita, amico dei tedeschi della casa editrice Burda.

La verità è che la medicina per la crisi è amarissima, la chiave per lo sviluppo è nel Corriere e nel suo cuore digitale: non si scappa. Ma la «sindrome Colao» (un uomo solo al comando, via via sempre più solo e sempre meno al comando) incombe minacciosa anche su Scott. Tanto più quanto meno vorrà farsi muovere dall’alto, con i fili, dai suoi troppi azionisti.

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