Aziende

Nestlé, prodotti e strategie per tentare il recupero

La multinazionale ha un problema sui mercati emergenti e punta su taglio di prezzi e marketing per stimolare le vendite

Contenitori di latte in polvere per bambini a marchio Nestlé in vendita in un supermercato a Shanghai (Peter Parks/AFP/Getty Images)

Brutte nuove per Nestlè: anche i mercati emergenti hanno rallentato la loro corsa. Dopo l’incremento a doppia cifra registrato dalle vendite negli ultimi due anni, nel primo semestre del 2013, i nuovi mercati totalizzano un incremento dell’8,2% , rispetto all’8,4% complessivo dello scorso anno. Anche il bilancio non brilla: il primo semestre dell’anno di Nestlé, infatti, chiude a +4,1%, contro il 4,6% messo in preventivo dagli analisti e a fronte del 4,3% del primo trimestre. I mercati emergenti che, nel 2011, erano cresciuti tre volte di più rispetto all’Europa (+13% contro +4,5%) non sono riusciti a compensare la debolezza del Vecchio Continente che, nonostante il buon andamento di Germania e Regno Unito, continua a risentire della crisi e scivola sotto l’1%. Risultato: le vendite nel secondo trimestre, hanno toccato il minimo storico da tre anni a questa parte.

Nestlé, dunque, ridimensiona le previsioni per il 2013 che passano dal 5-6% al 5%. Nonostante ciò, nel primo semestre gli utili sono cresciuti del 3,7% e hanno toccato 5,1 miliardi di franchi, con un fatturato complessivo di 45,2 miliardi di franchi (+5,3%, ma ancora una volta inferiore alle attese degli analisti). L’azienda spera che il taglio di prezzi in programma in Europa possa fare riprendere quota ai dati nel terzo trimestre, complice un incremento dell’investimento in marketing . Quanto al rallentamento delle vendite nei mercati emergenti, la multinazionale svizzera non è un caso isolato : anche Danone e Unilever registrano una contrazione, ma la loro corsa è comunque sostenuta da settori come la cosmetica e gli alimenti per bambini. Per Nestlé, quattro delle sette categorie merceologiche in cui opera non hanno centrato gli obiettivi. E la distruzione dell’impianto produttivo in Siria, responsabile della fornitura in Medio Oriente, non è stata d’aiuto. 

Per il gruppo, la scelta di puntare sui mercati emergenti è funzionale alla crescita e la multinazionale ha investito con ambizione. Nel 2001, i mercati emergenti rappresentavano il 30% del giro d’affari e il 40% nel 2012 . L’obiettivo, secondo quanto ha annunciato lo scorso anno in India Nandu Nandkishore, direttore per l’Asia, Africa, Oceania e Medio Oriente, è di arrivare al 50% del giro d’affari entro questo decennio. Nestlé, a questo proposito, ha messo in campo importanti investimenti sul fronte produttivo. In dieci anni, per esempio, ha speso oltre un miliardo di dollari in fabbriche in Indonesia. L’azienda, infatti, mira a presidiare l’intero spettro delle possibilità di mercati in evoluzione, attraverso acquisizioni, ricerca e sviluppo di prodotti specifici per le esigenze dei consumatori di ogni Paese.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti