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Nec ed energie rinnovabili: "vorremmo investire molti yen (se non vi diamo troppo disturbo)"

L'azienda giapponese ha scelto la Puglia per aprire una fabbrica di batterie per energia rinnovabile. Però l’Italia perde tempo. E intanto i tedeschi...

Un treno così non passerà una seconda volta e l’Italia farebbe bene a non perderlo, cosa che invece potrebbe succedere. È l’investimento della giapponese Nec per impegnare 200 milioni di euro e creare a Bari 150 posti di lavoro (molti di più con l’indotto) e avviare una filiera destinata a proiettare il Paese alla frontiera delle energie rinnovabili, cioè i sistemi di accumulo, batterie che rilasciano nelle ore notturne l’energia fotovoltaica immagazzinata durante il giorno.

Una rivoluzione, che darà un duraturo vantaggio industriale a chi arriva per primo. Grazie al boom del fotovoltaico, alla posizione prossima all’Africa e al Medio Oriente e a multinazionali come l’Enel, che ha interessi dall’America Latina alla Russia, l’Italia e Bari erano già in prima fila e dal Giappone era addirittura venuta una delegazione per visitare l’area della Bridgestone, altro insediamento nipponico purtroppo oggi a rischio chiusura. Nel frattempo è stato aperto a Roma il centro di ricerca europeo, 50 posti di lavoro altamente qualificati. 

Allora giochi fatti? Niente affatto, come spiega il numero uno della Nec Italia, Ugo Govigli, che ripercorre le tappe degli incontri con il governo Berlusconi, l’agenzia pubblica Invitalia, il governatore Nichi Vendola e il suo staff «molto competente», fino ai sei mesi persi per il passaggio di consegne al governo Monti. E ora ancora un nuovo esecutivo. Il rischio è di ricominciare da capo. Ma la decisione non tarderà molto e sullo sfondo si staglia l’ombra minacciosa della Germania. «La loro agenzia per gli investimenti esteri mi ha contattato» spiega Govigli. «Mi hanno dato la lista di tutte le imprese e i centri di ricerca impegnati in questo campo, per loro è una priorità, perché hanno capito che il futuro è lì e stanno facendo uno sforzo enorme di politica industriale».

Proprio quella che in Italia nessuno fa. Adesso la partita se la giocano Enrico Letta e la sua squadra. Per Bari, dove i giapponesi della Bridgestone vogliono gettare la spugna, sarebbe un toccasana. Ma vincerebbe tutto il Paese.

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