Aziende

Mps, 1.300 esuberi e dipendenti sul piede di guerra

Il braccio di ferro tra i sindacati e la banca toscana, che continua con i tagli al personale

Manifestazione dei sindacati davanti alla sede di Banca Mps – Credits: Carlo Ferraro/Ansa

Un taglio al personale per oltre 1.300 unità entro la fine dell'anno. E' questa la richiesta avanzata dai vertici del Monte dei Paschi di Siena ai sindacati, che hanno però già risposto picche (o quasi). Gli esuberi sono già stati programmati da tempo con il piano industriale 2013-2017 della banca toscana, che prevede di lasciare a casa circa 8mila persone entro i prossimi 4 anni. Nei mesi scorsi, sono già avvenute ben 3.800 uscite ma, entro la fine dell'anno, il Gruppo Mps vuole dare un'altra bella sforbiciata agli organici. I dipendenti in esubero sono nel complesso 1.334, di cui soltanto 30 hanno già maturato i requisiti per andare in pensione. Altri 1.304, invece, finiranno a spese del fondo aziendale di sostegno al reddito, che ha il compito di accompagnare "dolcemente" verso il pensionamento i lavoratori più anziani, attraverso un'indennità sostitutiva dello stipendio. Entro il 2019, secondo quanto programmato dall'azienda, tutti i dipendenti in esubero dovrebbero raggiungere i requisiti per mettersi a riposo definitivamente.

MPS I COSTI DELLA RISTRUTTURAZIONE

MPS: LACRIME E SANGUE PER IL RISANAMENTO

A prima vista, dunque, quella prospettata dai vertici dell'istituto toscano appare come un'operazione abbastanza indolore. Perché allora, non piace affatto ai sindacati? Le sigle dei lavoratori di Mps contestano su diversi punti le proposte giunte da Siena. La Fisac Cgil, per esempio, ritiene inaccettabile che si ripropongano delle manovre di risanamento della banca basate esclusivamente sui tagli al personale, senza dare una sforbiciata agli stipendi dei top manager. Gli altri sindacati (Fabi, Fiba Cisl, Uilca e Ugl Credito) hanno diramato invece un comunicato congiunto in cui fissano un punto fermo nelle trattative: i dipendenti in esubero che finiranno a carico del fondo di solidarietà aziendale dovranno fare questa scelta esclusivamente su base volontaria, senza avere il cappio al collo. Incontrando le organizzazioni dei lavoratori, però, i rappresentanti del Monte dei Paschi non hanno lasciato intravedere molti margini di trattativa: l'obiettivo della società di tagliare entro il 2018 il numero dei dipendenti non è negoziabile e i 1.300 esuberi da qui a fine anno restano una tappa obbligata, qualunque sia la strada per giungere al traguardo.

Tra la banca e i dipendenti, insomma, sembra profilarsi all'orizzonte un braccio di ferro, mentre i sindacati denunciano un “grave deterioramento del clima aziendale”, causato “dall'intollerabile aumento della richiesta di azioni e di reportistica commerciale” e dalla “scellerata modifica del sistema di valutazione del personale” e del sistema degli incentivi che, a detta dei sindacati, “non tengono conto dell'impegno e della capacità dei lavoratori, che hanno invece contribuito in maniera determinante a salvaguardare l'immagine della banca in questo periodo di crisi”. In un clima tutt'altro che sereno, le trattative su 1.300 esuberi previsti dal Monte dei Paschi riprenderanno il 15 e il 16 luglio prossimi e dovrebbero concludersi entro il 18 agosto. A Siena e dintorni, sono previsti temporali.

MPS: L'AUMENTO DI CAPITALE

I PICCOLI AZIONISTI BEFFATI

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Mps, quale futuro dopo l'aumento di capitale

In vista del rimborso dei Monti bond, il presidente Profumo definisce il Monte dei Paschi una banca normale e risanata. Ma c'è un interrogativo sul suo avvenire: possibile preda o polo aggregante?

Commenti