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Marco Tronchetti Provera, che bello rompere le scatole di Pirelli

La trattativa con i fondi impone una semplificazione della catena di controllo, con un’opa sulla Camfin. E così Tronchetti sarà il padre nobile e non più il padrone

«Se dovremo essere più piccoli in un insieme più grande, ci va bene» aveva detto John Elkann qualche anno fa, quando si profilò l’operazione Fiat-Chrysler. L’aveva detto ma non l’ha fatto ancora. E se lo facesse Marco Tronchetti Provera? Beh, lo sta facendo: Tronchetti sta lavorando in questi giorni, con Claudio Sposito e Andrea Bonomi (alla guida rispettivamente dei fondi di private equity Clessidra e Investindustrial), per semplificare la catena societaria a monte del gruppo Pirelli. Operazione che, se andrà a buon fine, pur lasciandolo al timone gestionale per i prossimi 5-7 anni, porrà le premesse affinché il gruppo si sviluppi in futuro come una public company globale (quale è già sul fronte produttivo, visto che fattura in Italia appena l’8 per cento del totale) con alcuni azionisti di riferimento, ma non più uno necessariamente responsabile della gestione.

Se Tronchetti preparerà questo passo indietro, i suoi eredi che futuro avranno nella Pirelli? Le sue figlie (Giada e Ilaria) hanno altri interessi professionali e nessun ruolo operativo nel gruppo, mentre Giovanni, il secondogenito, è ancora troppo giovane per candidarsi al ruolo di leader. E cosa farà il suo ex alleato e oggi avversario, la famiglia Malacalza? Imprevedibile e anche un po’ indecifrabile, avrà però senz’altro, con l’operazione, l’opportunità di rientrare dal suo investimento, sul quale peraltro sta guadagnando molto, perché la Pirelli dal 2009 al primo semestre 2012 ha più che raddoppiato (dal 6,1 al 13,2 per cento) l’ebit margin, investito 1,5 miliardi e visto triplicare da 1,3 a 4,2 miliardi il valore di borsa.

Se le ricostruzioni che si rilevano sul mercato sono esatte, come funzionerà l’operazione? Dalla newco (la nuova società) nella quale Tronchetti ha conferito il suo 57,2 per cento della holding non quotata Gpi, che a sua volta controlla il 41,7 della quotata Camfin, con l’intervento finanziario dei due fondi di Sposito e di Bonomi potrebbe partire l’operazione di semplificazione della catena. Fra le ipotesi allo studio, ma ancora non definite, ci sarebbe un’offerta pubblica di acquisto (opa) sulla Camfin, di cui è azionista diretto anche Malacalza con il 12,1 per cento, che potrebbe quindi realizzare parte del suo investimento. Dalla Gpi dovrà invece, volendo, uscire per via negoziale. Ma, di fronte alla forza sana di un’opa, utile oltretutto a compiere un miracolo invocato da anni dalla borsa, cioè l’accorciamento della catena di controllo, non c’è ostruzionismo che tenga. Inoltre, l’apporto di Clessidra e Investindustrial sarà anche di natura finanziaria e migliorerà i parametri debitori della futura holding unica del gruppo.

E, se la Pirelli diventerà una company più public che family, cosa faranno Tronchetti e i suoi soci con il portafoglio di partecipazioni «da salotto», Mediobanca e Rcs, per esempio? Servire, non servono: verosimilmente verranno messe in gioco. Ma con garbo e senza fretta, come si usa tra persone di classe.

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